“Un criminale”? “No, utopista”. E Lenin andò assolto

Un criminale”? “No, utopista”. Il processo-evento celebrato al Pisa Book Festival per i cento anni della Rivoluzione d'Ottobre.

Imputato Vladimir Il'ic Ul'janov, in piedi! Il popolo ha deciso. Non è stata provata la sua colpevolezza.Può andare libero. E così il compagno Lenin fu assolto. Nel processo-evento celebrato al Pisa Book Festival per i cento anni della Rivoluzione d'Ottobre una giuria popolare di trenta selezionatissimi membri ha ritenuto Lenin (con una votazione di misura, tre i voti di scarto) “innocente”. L'avvocato difensore saluta la sentenza a pugno chiuso. Il pubblico dello speciale tribunale pisano, antichissimo feudo comunista, applaude soddisfatto. E la cronaca registra il giudizio a posteriori sulla Storia. C'era la cronaca culturale, c'era la grande Storia e c'erano tanti cittadini-spettatori, sabato, a Palazzo dei Congressi di Pisa. Il processo a Lenin - fra comprensibili esigenze spettacolari di un festival letterario e un inappuntabile rigore scientifico garantito dall'autorevolezza della corte - ha celebrato fatti lontani, del 1917, ma insegna, nell'assoluzione del padre della Rivoluzione russa, che il mito del comunismo vive e lotta ancora insieme a noi.

Il giudice - Franco Andreucci, fra i massimi esperti italiani di storia del socialismo - a inizio processo ha dettato le regole, invitando accusa e difesa a “mettere al bando le ideologie e portare prove documentali”. E così è stato fatto.

Ettore Cinnella, professore di Storia contemporanea a Pisa, fra i più illustri sovietologi italiani, qui nel ruolo di pm, è stato implacabile, demolendo la teoria per cui Lenin riscattò la classe operaia: “La sua opera politica fu una atroce catastrofe, un fallimento colossale. Lenin è stato un dittatore che ha tradito gli ideali socialisti e si è macchiato di crimini contro gli stessi contadini che diceva di difendere. Usò gas tossici per stanare i contadini ribelli e fece rastrellare i villaggi. Ne fece ammazzare milioni”. Guido Carpi, professore di Letteratura russa all'Orientale di Napoli, qui avvocato difensore, non ha negato i crimini, ma li ha contestualizzati: “Sotto gli zar ci fu uno sfruttamento del ceto contadino, annientato da una cronica fame di terra. Dopo la Grande guerra le élite europee crearono un apparato di coercizione e violenza di massa. Per un autentico giudizio su Lenin ci si deve chiedere se ci fossero altre strade da percorrere. E la risposta è no. Molto deve essere perdonato a Lenin perché fu geniale nella visione politica universale”. Il popolo, ancora una volta, gli ha creduto. (Luigi Mascheroni/IL GIORNALE, 13 novembre 2017)