Steiner, il ferroviere mancato sul direttissimo di Nietzsche

Il fondatore dell'antroposofia vide nel filosofo tedesco il modello di combattente per il pensiero libero.

Strana storia quella di Rudolf Steiner. Doveva diventare, secondo i desideri del padre - modesto capostazione delle ferrovie austro-ungariche -, ingegnere ferroviario. Si era iscritto al prestigioso Politecnico di Vienna, che frequentava con grandi sacrifici pendolando dalla provincia. Ma tra le varie materie scientifiche vi era anche l'esame facoltativo di letteratura tedesca con un professore appassionato di Goethe. Leggendo il Faust, il giovane gradualmente si orienta verso la cultura umanistica ed è così entusiasta e preparato che il docente lo incarica di curare la pubblicazione delle opere scientifiche di Goethe, che erano (e sono ancora) assai sottovalutate. Steiner, giovanissimo, viene immediatamente apprezzato al punto da essere chiamato nel 1890 (era nato nel 1861) a Weimar - la Mecca degli studi goethiani - dove si sta approntando la mitica edizione critica delle opere del massimo scrittore tedesco. A Steiner spetta la cura degli scritti scientifici che diventano il fondamento della sua concezione del mondo. Ma il rapporto con il direttore dell'edizione peggiora e Steiner, ormai apprezzato filologo, entra in contatto con Elisabeth Nietzsche, la sorella del grande filosofo, da anni spiritualmente assente. In una visita a casa Nietzsche, Steiner, a differenza di altri ospiti, percepisce in quell'uomo, ormai rinchiuso in se stesso, un immane lavorio interiore. Elisabeth lo incarica di collaborare all'edizione dei manoscritti nietzschiani. Si sa ormai che lei aveva in mente un suo Nietzsche che poco aveva a che fare con il pensiero aristocratico, rivoluzionario, libertario del fratello, ormai completamente passivo.

Per onestà intellettuale Steiner rinuncia all'impresa e si trasferisce a Berlino, dove comincia un altro film: nella capitale vive i suoi anni scapigliati, frequentando circoli intellettuali, vivaci e spregiudicati, tenendo perfino corsi, affollatissimi, alla scuola operaia del partito socialdemocratico (allora rivoluzionario ed eversivo). Questa intensa ricerca di libertà conosce una straordinaria metamorfosi verso la spiritualità e così Steiner diventa finalmente se stesso quale fondatore della antroposofia, per lui la vera «scienza dello spirito». Un percorso che inizia come conferenziere alla Società Teosofica, dove il suo primo intervento fu proprio dedicato a Nietzsche a poche settimane dalla morte del filosofo avvenuta nell'agosto del 1900 (e la seconda a Goethe). Ma perché Nietzsche restò per Steiner un punto di riferimento forte e costante?

Nietzsche per lui era il combattente per il pensiero libero. Steiner l'aveva profondamente studiato e aveva potuto leggerne quei manoscritti che la malefica quanto industriosa sorella manipolò nella Volontà di potenza, nata da un disinvolto taglia e incolla dalle carte ancora inedite del grande filosofo. Queste letture lo spingono nel 1895 a pubblicare, tra i primi, un importante libro: Nietzsche. Un lottatore contro il suo tempo, con una prospettiva che risulta ancor attuale dopo la pubblicazione dell'opera critica dell'autore di Zarathustra. Tuttavia questo libro pionieristico è stato finora trascurato, sicché il saggio di Piero Cammerinesi, Storia di un incontro: Steiner e Nietzsche, pubblicato da Bonanno editore (pagg. 268, euro 24), colma una grande lacuna.

L'autore fa parte della schiera degli intellettuali lottatori, quelli che non hanno scelto una vita comoda. Il destino ha compiuto per lui una serie d'incontri decisivi, ardui ed entusiasmanti: Nietzsche e Steiner. Sono, queste, le esperienze iniziali, cui è rimasto sempre fedele, con cui Cammerinesi ha iniziato il faticoso e appassionato percorso della sua ricerca, che culmina con questa pubblicazione, che viene a riempire un vuoto, osando finalmente riproporre al dibattito culturale italiano (assai pigro) Rudolf Steiner, il grande ricercatore, spiacente agli intellettuali conformisti, ma non a un libero pensatore come Cammerinesi destinato, per vocazione e per convinzione, a lottare - appunto come Friedrich Nietzsche, come Rudolf Steiner -, nel suo tempo e ancor più contro il suo tempo, che è l'estrema forma di amore per questo nostro povero tempo. I tempi sono radicalmente mutati nella cultura italiana e oggi una monografia come quella di Cammerinesi potrà (o potrebbe?) finalmente incontrare i suoi lettori. «Il deserto cresce», profetizzò Nietzsche, ma anche il desiderio di libertà e liberazione da questa arsura intellettuale. Questa monografia rappresenta un sostegno, culturalmente rigoroso, per intraprendere l'itinerario della libera ricerca, della nietzschiana «gaia scienza». Nietzsche - per Steiner - sta a indicare una via e una lotta, nonché il grandioso, «gaio» insegnamento che non si è soli, che non si è «più» soli. Vi è nel clima intellettuale italiano ancora un diffuso convenzionalismo, per cui su alcuni autori è meglio tacere, anche su quelli - come Steiner - che hanno, oggettivamente, contribuito ad aprire nuove frontiere spirituali. Questo saggio può rappresentare una duplice introduzione, sia per capire meglio Nietzsche, che per avvicinarsi a Steiner, nonché per comprendere meglio se stessi. (Marino Freschi, IL GIORNALE, 3 agosto 2017)