Quelle tresche con Hitler tra i segreti di Lawrence d'Arabia?

Quanti segreti nasconde la vita di Lawrence d’Arabia? Innumerevoli, ma il più grande di tutti riguarda le trame inconfessabili dei suoi legami con la parte più filonazista dell’establishment del suo Paese, la Gran Bretagna.

Se pensiamo che attorno alle circostanze della morte di Lawrence, avvenuta il 19 maggio 1935 a seguito di un incidente motociclistico, vennero posti i sigilli del segreto di Stato, possiamo affermare che non c’è aspetto controverso della sua biografia su cui si possano diradare le nebbie.

È nostra convinzione, dopo aver letto Le vite segrete di Lawrence d’Arabia, libro-inchiesta dei giornalisti Phillip Knightley e Colin Simpson, uscito da poco per i tipi di Odoya, che negli archivi inglesi si nascondano le prove del suo coivolgimento nella maxicongiura che vide la Corona britannica capeggiare nell’ombra le tresche con Hitler, dal 1933 almeno fino al 1940-41, se non oltre. 

Non è stato ancora sollevato, ad esempio, il velo sulle connessione di Lawrence con l’allora principe ereditario Edoardo, che regnò per un solo anno, nel 1936, disseminando tuttavia l’intera scena della famiglia reale delle impronte contaminanti di un colossale “crimine politico”: la simpatia, scandalosa, per la Germania nazista. Ma ciò che si conosce è già sufficiente per dare credito alla “leggenda”, che tale non è, secondo la quale, in quel maledetto maggio del 1935, Lawrence era pronto a raccogliere l’invito del suo amico letterato Henry Williamson a incontrare Adolf Hitler. Dal racconto di Knightley e Simpson prende così consistenza la tesi secondo la quale, se la sua vita non fosse stata troncata dal destino, il “consigliori” inglese della Rivolta Araba avrebbe certamente finito per indossare i panni dell’agente speciale della pacificazione con il regime hitleriano.

Fatalmente, le democrazie anglosassoni erano all’affannosa ricerca di figure carismatiche che potessero guidare gli approcci dell’appeasement, la politica delle intese a oltranza con il Führer. L’opinione pubblica era disorientata, e bisognava ancorarla al verbo di “oracoli”: così come l’eroe trasvolatore Charles Lindbergh, un mito adorato dalle folle, capeggiava in America le tendenze filonaziste, così, in Gran Bretagna, l’ultrapopolare Lawrence avrebbe potuto essere arruolato per una tale crociata.

Non si è ad esempio riflettuto abbastanza sul fatto che, alla metà degli anni Trenta, e anche oltre, in Inghilterra, i fautori della pacificazione con la Germania, diversamente da quanto si creda, erano generalmente a favore del riarmo. Al contrario dei laburisti, che sostenevano ciecamente il disarmo, i conservatori più agguerriti e di destra, come il marchese di Londonderry, ministro dell’Aviazione dal 1931 al 1935, o Lord Rothermere, tra i primi esponenti politici del Regno Unito a incontrare Hitler, ingaggiarono furiose battaglie per rafforzare il potenziale militare difensivo/offensivo dell’Impero di sua maestà. Potevano sbagliare, sul piano dell’analisi fattuale, a sovrastimare la ragionevolezza dei nazisti: ma non erano sciocchi, e ritenevano che, nel caso in cui non fosse stato possibile accordarsi con la Germania, bisognasse essere pronti a guerreggiare riarmandosi fino ai denti. Cosicché anche la politica di appeasement del premier Neville Chamberlain, che portò l’Inghilterra alla fragile tregua di Monaco del settembre 1938, viene oggi considerata dalla maggior parte degli storici come un tempo di preparazione allo scontro bellico.  Lawrence d’Arabia si colloca con nettezza dentro la scia di queste ambigue e oscure trame, e ce lo stanno a indicare le sue amicizie con alcune tra le figure centrali di questa navigazione a vista in direzione dell’abbraccio con i nazisti: non soltanto era infatti legato al marchese di Lothian, figura di punta dell’appeasement, ma, soprattutto, era in combutta con Lady Nancy Astor, che guidava la cosiddetta “cricca di Cliveden”: una sorta di cabina di regia occulta del collaborazionismo con il Terzo Reich. Da Cliveden, nell’anno di Monaco, 1938, Lady Astor puntellò la traballante compagine ministeriale di Chamberlain con il valido aiuto di un altro fautore della “linea morbida” con la Germania: l’ambasciatore degli Stati Uniti alla corte del re d’Inghilterra, Joseph Kennedy, padre di JFK. Gli ultimi atti, e le estreme preoccupazioni di Lawrence, prima del suo sganciamento dalla Raf, la forza aerea britannica, furono proprio rivolte a potenziare e aggiornare la “macchina da guerra” inglese: sostenuto da Lady Astor, fin dal 1931 lavorò all’adeguamento del regolarmento della Royal Air Force. Benché semplice aviere, avanzò al governo proposte riguardanti il reclutamento degli ufficiali, istituì nuovi servizi, esercitò pressioni su Westminster, aiutò a predisporre progetti di legge, redasse un documento sulla parte che avrebbe dovuto svolgere la Raf in un’eventuale guerra e cooperò al disegno di un prototipo di hovercraft. Insomma, in strette connessioni con la superlobby di Cliveden, Lawrence d’Arabia fu un manovratore occulto del riarmo, tanto che, nel marzo del 1935, gli venne richiesto, sempre attraverso Lady Astor, di porre mano alla riorganizzazione della difesa territoriale. Che cosa ci dice che l’ispiratore dei beduini del deserto avrebbe davvero rappresentato una delle punte estreme dell’appeasement? Una circostanza molto semplice. E cioè che, ancora prima di morire, nel 1935, cioè poco dopo che Hitler ebbe annunciato di aver raggiunto la parità aerea con la Gran Bretagna, Lawrence considerava come, nello scenario di un nuovo conflitto mondiale, fosse la Francia, e non la Germania, il nemico potenziale contro cui il suo Paese avrebbe dovuto battersi. Il suo inveterato odio per la nazione latina non era venuto meno, neppure all’affacciarsi del pericolo nazista. Incoraggiato e coccolato da Lady Astor, da Lord Lothian, e dal resto della vasta “cricca” che trescava con i regimi “forti”, il sobillatore della Rivolta Araba si illudeva che Hitler fosse un uomo d’onore. Ma, intanto, dalla sua mente grandinavano idee su idee per il riarmo. Prima di morire, suggerì di attrezzare 15 nuovi aeroporti, di accelerare la produzione degli apparecchi da guerra e di incrementare le commesse per l’industria bellica. Scrisse, in un rapporto: «I nostri aerei militari sono come alberi di Natale, tutti carichi di vistosi congegni, i nostri idrovolanti sono delle bazzecole, i nostri apparecchi civili sono (quasi) i più lenti del mondo e la nostra tattica e strategia aeree sono infantili». (Roberto Festorazzi, AVVENIRE, 24 settembre 2016)