Pound, indagine su una spia al di sopra di ogni sospetto

Prima di rinchiudere Ezra Pound nel campo di concentramento di Metato, vicino a Pisa, gli agenti della polizia americana scattano la foto d'ordinanza: il poeta, smagrito, con i capelli irsuti sull'ampia fronte, guarda dritto all'obiettivo con sguardo sicuro e penetrante.

  È il 26 maggio 1945: comincia la terribile esperienza carceraria del poeta americano, costretto a vivere per tre settimane in una gabbia di ferro di due metri quadrati, esposto al sole di giorno, alle intemperie e agli accecanti riflettori di notte. Condotto a Washington è condannato alla pena di morte ma poi, grazie all'intervento del mondo internazionale della cultura, è dichiarato infermo di mente e rinchiuso per dodici anni nel manicomio criminale di Saint Elizabeth. Ma qual è la grave accusa, quale l'esecrabile crimine compiuto dall'autore dei Cantos? L'aver svolto propaganda dai microfoni di Radio Roma a favore dell'Italia fascista e del nazismo, criticando la politica economica degli Stati Uniti. C'è pero chi dubita della vera natura dei discorsi radiofonici di Pound, che avrebbero invece nascosto messaggi cifrati a favore dei servizi segreti americani. Il recente libro La spia (Voland, pagg. 171, euro 10) dello scrittore spagnolo Justo Navarro prova a dimostrarlo. La spia è un agile racconto che mescola fatti storici ed episodi personali, documenti e memoria, legando i momenti vissuti da Ezra Pound alla fine della Seconda guerra mondiale con i dati emersi dalla ricostruzione investigativa. Il ritratto del poeta emerge a tutto tondo dalla documentazione dell'epoca ma soprattutto, e in maniera inquietante, dall'analisi approfondita della sua controversa personalità. In vari punti è Pound a parlare di sé stesso, a spiegare il suo anticomunismo viscerale, ad illustrare con commovente sincerità la teoria del suo pacifismo ad oltranza. In altri è il personaggio del traduttore J. N. (iniziali di Julio Navarro) che informa sul suo soggiorno in Italia alla ricerca delle tracce del poeta. Pound è affascinato dal fascismo e dalla persona di Mussolini, a cui invia continui messaggi (senza risposte) e dà consigli per risolvere i problemi che affliggono l'Italia; scrive al presidente Roosevelt, viaggia negli Stati Uniti in missione di pace per evitare l'entrata in guerra del suo Paese. Infatuazione, follia, verità, finzione narrativa, elementi eterogenei che formano la fitta trama del romanzo dove tutto è possibile, tutto si confonde: documento storico, indagine poliziesca, racconto d'avventura.  La spia è anche un libro di letteratura che parla dei grandi scrittori amici di Ezra (Eliot, Joyce, Hemingway ecc.), degli artisti, dei musicisti, delle città di Pound. Nulla però dice il romanzo dei Cantos, come se l'autore volesse nascondere l'opera nel silenzio, proteggerla dall'immane tragedia della guerra mondiale che insieme a tanti uomini ha travolto anche la mente e la vita del poeta. (Gabriele Morelli, Il Giornale, 19 dicembre 2012)