Le radici dell'Occidente? La fiducia nell'uomo che è capace di bene

L'economista si riconosceva in pieno nel legame «umanistico» tra filosofia antica e cristianesimo.

«Se parliamo innanzitutto del tronco, cioè del liberalismo in senso largo ed alto, chiunque sa di che cosa si tratti, ove costui desideri i valori e gli ideali, che esso rappresenta, qualcosa di così vivo da esser disposto a difenderli come gli ultimi e supremi della nostra civiltà. Chi è deciso a questo fino all'estremo, venererà questo tronco come l'opera onoranda dei secoli, anzi dei millenni. Egli saprà che si tratta di un retaggio, che risale alle origini della nostra civiltà occidentale. Non i filosofi dell'Illuminismo hanno creato le basi, bensì i greci della Ionia, gli uomini della Stoà, Cicerone e tutti gli altri pensatori dell'antichità classica, che hanno fatto della dignità dell'uomo, fondata sulla ragione universalmente umana, e sull'assolutezza dell'anima individuale, dell'esistenza di un regno delle idee al di là dell'arbitrio degli uomini, e dell'intangibilità di ordinamenti naturali anteriori e superiori allo stato, le stelle polari del pensiero occidentale. Ciò che hanno cominciato queste «animae naturaliter Christianae», il Cristianesimo lo ha poi compiuto tramandandolo come diritto naturale cristiano.

Soltanto il Cristianesimo ha compiuto l'atto rivoluzionario di sciogliere gli uomini, come figli di Dio, dalla costrizione della Stato e, per parlar con Guglielmo Ferrero, di demolire l'«esprit pharaonique» dello Stato antico.

Il liberalismo non è per dirlo con tutta chiarezza nella sua essenza un abbandono del Cristianesimo, bensì il suo legittimo figlio spirituale, e soltanto una straordinaria riduzione delle prospettive storiche può indurre a scambiare il liberalismo col libertinismo. Esso incarna piuttosto nel campo della filosofia sociale quanto di meglio ci hanno potuto tramandare tre millenni del pensiero occidentale, l'idea di umanità, il diritto di natura, la cultura della persona e il senso dell'universalità. Anche se non si è sempre saputo quanto della fede del Cristianesimo abbia continuato ad operare persino nei più radicali tra i critici e razionalisti del tardo liberalismo, noi oggi di ciò siamo pienamente consapevoli.

Che cos'è il liberalismo? Esso è umanistico. Ciò significa: esso parte dalla premessa che la natura dell'uomo è capace di bene e che si compie soltanto nella comunità, che la sua destinazione tende al di sopra della sua esistenza materiale e che siamo debitori di rispetto ad ogni singolo, in quanto uomo nella sua unicità, ciò che ci vieta di abbassarlo a semplice mezzo.

Esso è perciò individualistico oppure, se si preferisce, personalistico. Ciò significa: in conformità alla dottrina cristiana per cui ogni anima umana è immediatamente dinanzi a Dio e rientra in lui come un tutto, la realtà ultima è la singola persona umana e non già la società per quanto l'uomo possa trovare il proprio adempimento soltanto nella comunità, nel suo servizio e possibilmente nel sacrificio per essa».(Wilhelm Röpke/IL GIORNALE 2 novembre 2016)