La marina da guerra degli Asburgo

Nata sulla base di criteri esclusivamente difensivi, a partire dal 1906, grazie all’interessamento dell’arciduca Francesco Ferdinando, la Marina da guerra dell’Impero austro-ungarico avviò una vasta produzione di unità corazzate offensive.

Durante le grandi manovre di sbarco del 1906 in Dalmazia l’arciduca ereditario Francesco Ferdinando affermò che la flotta austro-ungarica avrebbe dovuto avere una forza sufficiente per l’offensiva. Fino a quel momento nei circoli dirigenti estranei alla Marina aveva predominato la concezione che le navi da guerra asburgiche dovessero assolvere soltanto la missione di difesa delle coste dell’impero. A questo proposito è significativo il fatto che la direzione della Marina si vide indotta a patrocinare la costruzione delle navi della classe Monarch, le cui dimensioni del progetto erano state mantenute e limitate per considerazioni di bilancio, presentandole come unità “per la difesa delle coste”. Dietro le parole dell’arciduca stavano le sue passioni e i suoi interessi: egli promosse infatti l’attività della Lega Navale Austriaca della quale era patrono. La Lega Navale diffuse la comprensione per gli interessi marittimi della monarchia in vaste masse popolari e svolse un’intensa opera di propaganda per la costituzione di un poderoso nucleo di forze armate marittime austro-ungariche. Il giorno della nascita ufficiale del nucleo della flotta da guerra austro-ungarica fu il 30 settembre 1908, quando fu varato l’Erzherzog Franz Ferdinand. Questa nuova e moderna unità portava il nome del principe imperiale al quale la Marina da guerra austro-ungarica era debitrice nei rapidi progressi nel suo sviluppo. Anche le precedenti navi da battaglia delle classi Erzherzog, Karl, Habsburg e Monarch, sebbene di dimensioni assai limitate, avevano rappresentato ottime soluzioni dal punto di vista architettonico e navale. Le suddette unità era state costruite nel periodo del criterio difensivo costiero e nessuno pensava ad un loro impiego fuori dall’Adriatico. Accanto agli esemplari delle più recenti navi da battaglia, tali unità passavano in seconda linea e allo scoppio di una guerra non potevano più essere annoverate come unità bellicamente efficienti. Ma anche le unità della classe Radetzky, nel momento della loro effettiva entrata in servizio, risultavano superate dalle unità similari contemporanee delle altre nazioni. In conseguenza, le navi da battaglia della classe Tegetthoff, impostate nel 1911, furono progettate con un dislocamento sensibilmente più elevato, con un armamento unitario di grosso calibro composto da cannoni da 305 mm e con una più robusta corazzatura. Le quattro unità di questa classe possedevano dislocamento, velocità, artiglierie, corazzatura e qualità di stabilità tali da soddisfare tutti i requisiti di grandi unità da battaglia. Nel periodo dal 1894 al 1908 furono varati soltanto i due incrociatori corazzati, Sankt Georg e Kaiser Karl VI, e le tre unità della classe Zenta. La teoria della difesa costiera aveva anche in questo campo impedito lo sviluppo di questa particolare categoria di navi, sebbene altre marine si stessero preparando alla guerra al traffico marittimo, attraverso la costruzione di numerosi incrociatori corazzati e incrociatori leggeri. Nel 1909 l’Austria-Ungheria ne seguì l’esempio costruendo le unità esploratrici leggere Admiral Spaun, Saida, Helgoland, Novara. La prevista costruzione di tre incrociatori di 4.800 tonnellate destinati a rimpiazzare le unità della classe Zenta, rimase allo stato di progetto. Questi esploratori furono le prime unità nelle quali la forte velocità rendesse manifesta la rinuncia da parte della Marina imperiale al criterio della difesa costiera locale. Il fatto che tale dottrina non era stata presa in considerazione era dimostrato dal fatto che anche le classi di unità più adatte per svolgere questo compito, ossia cacciatorpediniere, torpedini e sommergibili erano stati trascurati al pari degli incrociatori. Nel 1911 furono impostati i primi moderni cacciatorpediniere della classe Tatra. Le 24 torpediniere d’alto mare del tipo 50E (ex Kaiman) varate dal 1905 al 1909 costituivano unità efficienti nel loro genere e potevano, nonostante la loro età, essere ancora impiegate. Con l’impostazione, avvenuta fra il 1912 e il 1914, di 26 unità da 250 tonnellate capaci di una velocità di navigazione di 28 miglia, anche la flottiglia torpediniere fu rimodernata. Le 12 torpedini a nafta da 110 tonnellate costituivano un tipo perfettamente idoneo ai compiti di controllo e difesa delle coste.  Le flottiglie siluranti mancavano di autonomia per il Mediterraneo, tuttavia erano in grado di assolvere in Adriatico a tutti i compiti loro affidati.
Il problema più sentito era costituito dal ritardo nello sviluppo dell’arma subacquea. A metà del 1914 la Marina imperiale disponeva di soli 6 sommergibili, due dei quali del tipo Lake (1 e 2), due del tipo Germania (3 e 4) e due del tipo Holland (5 e 6). Tali sommergibili erano stati concepiti come unità sperimentali e non erano idonei ad operazioni di largo raggio. La flottiglia del Danubio contava su 6 monitori (il monitore era una speciale nave   adatta ad azioni nei fiumi o contro costa, ma assolutamente inadatta per velocità e qualità nautiche come unità di squadra), dei quali però soltanto due, Bodrog e Temes, non avevano ancora nel 1914 oltrepassato la soglia dei vent’anni, e alcune unità di pattuglia. Prima dell’inizio del conflitto un monitore, l’Enns, si trovava in costruzione e un altro era stato approvato.  La flotta del Danubio riceveva dalla Marina da guerra i suoi ufficiali ed equipaggi reclutati in tutta la monarchia. Le unità erano costruite ed equipaggiate dai cantieri del Danubio, e i suoi equipaggi istruiti per la navigazione fluviale presso il Distaccamento Marina di Budapest. La dichiarazione di guerra alla Serbia il 28 luglio 1914 trovò la flottiglia pronta; un gruppo di monitori composto da un tipo più vecchio, Maros e Leitha, dalla vedetta H, dalla nave ospedale Traisen e dal rimorchiatore a vapore Traun, venne concentrato a Bréko sulla Sava. Una divisione composta dai monitori Temes (nave del comandante la flottiglia del Danubio), Bodrog, Koeroes e Szamos, le navi da pattuglia B, C, F, i dragamine Bataszék e Andor, due navi per il servizio mine e numerosi piroscafi armati erano concentrati a Zemun, mentre le vedette D e G erano ancorate a Pancsova. Grazie alle nuove costruzioni la flottiglia del Danubio raggiunse durante gli ultimi mesi di guerra la forza di 10 monitori, 8 vedette e un numero elevato di piroscafi armati e navi ausiliarie. La maggior parte delle nuove costruzioni da guerra della Marina austro-ungarica fu affidato allo stabilimento tecnico triestino di Trieste e al cantiere navale di Monfalcone. Presso i due cantieri si trovavano uffici tecnici dell’Imperiale Regia Marina posti alla dipendenza del Comando Militare Marittimo di Trieste. All’officina per la costruzione di apparati motori dello stabilimento di Trieste spetta il merito di aver costruito il primo apparato motore a turbine fabbricato in Austria, e precisamente quello di 20.000 cavalli destinato all’Admiral Spaun. Anche le motrici della classe Tegetthoff, della potenza unitaria di 25.000 cavalli, furono un prodotto di questo stabilimento. I cantieri della Ganz e C. (società anonima per la costruzione di navi, locomotive e vagoni “Danubius”) situati a Bergudi presso Fiume erano inizialmente troppo piccoli per poter fornire alla Marina da guerra unità di dislocamento superiore a quello dei cacciatorpediniere e delle torpediniere. Ma nel 1910 i cantieri furono ampliati e assunsero l’incarico di costruire la Szent Istvan, mentre in precedenza erano stati varati l’Helgoland, il Novara e sei cacciatorpediniere della classe Tatra. La costruzione del naviglio silurante fu trasferita nel cantiere di Porto Re. Gli apparati motori per le unità costruite nei cantieri Danubius di Fiume e di Porto Re furono fabbricati nelle officine di Budapest della stessa società. Le nuove unità di pattuglia per la flottiglia del Danubio furono costruiti in parte nel cantiere succursale dello stabilimento tecnico triestino esistente a Linz, in parte nei cantieri Danubius di Budapest. Le unità minori, come sommergibili, rimorchiatori, motoscafi ecc. furono prodotte anche dai cantieri “Germania” di Kiel Gaarden, dagli stabilimenti “Lazarus” e “Whitehead” di Fiume. Dal punto di vista degli apparati motori, le unità della Marina austro-ungarica costituirono soluzioni assolutamente innovative. A parte le unità della classe Radetzky, le ultime dotate ancora di macchine alternative a 4 cilindri e a triplice espansione, sulle navi da battaglia Viribus Unitis, Tegetthoff e Prinz Eugen vi erano turbine del tipo “Parson” su 4 assi, mentre sulla Szent Istvan furono sistemate turbine A.E.G. su 2 assi. Tutte le moderne navi da battaglia avevano caldaie “Yarrow”, solo lo Szent Istvan portava caldaie “Babcok e Wilcox”. La combustione ausiliaria a nafta esisteva solo sulle unità della classe Viribus Unitis, mentre gli altri incrociatori impiegavano unicamente carbone. Sui cacciatorpediniere moderni e sulle torpediniere era stata invece sistemata la combustione mista. Nel periodo precedente il primo conflitto mondiale l’evoluzione tecnica dei motori a combustione interna (Diesel) era ancora in una fase di studio e di sperimentazione. All’inizio questi propulsori furono sistemati unicamente sui sommergibili e sul Lussin. Negli anni immediatamente precedenti il conflitto mondiale, quasi tutte le ordinazioni erano state attribuite alle industrie nazionali, le quali erano riuscite in misura sempre più crescente a rendersi praticamente indipendenti dall’estero in tutti i prodotti tecnico-marittimi. L’aspirazione di far entrare in funzione tutti i cannoni di grosso calibro su ciascun lato della nave poté essere soddisfatta adottando sulle navi della classe Tegetthoff la disposizione longitudinale delle torri di artiglieria. Particolarmente redditizio si dimostrò l’impiego dei bossoli, invece degli elementi di carica usati nelle altre marine. Il siluro era in rapida evoluzione: i siluri di grosso calibro prodotti dalla ditta “Whitehead e C” di Fiume e i tubi lanciasiluri sopracquei e subacquei non erano inferiori a quelli prodotti in altri paesi.
L’esattezza della navigazione sulle moderne unità era stata assicurata mediante l’adozione delle bussole giroscopiche. Sulle tre più recenti navi da battaglia vi erano due distinti impianti di bussole trigiroscopiche. Nel campo della radiotelegrafia, era stato tenuto conto della tendenza generale all’aumento delle portate e alla massima eliminazione dei disturbi.

Fin dal 1911 particolari cure erano state dedicate all’aviazione. La premessa necessaria per un adeguato sviluppo dell’idroaviazione era quella che venisse creato e perfezionato un tipo efficiente di idrovolante. Per poter effettuare tutte le esperienze tecniche-aeree e marittime era stata creata sull’isola di Santa Caterina, situata nel principale porto militare, una stazione sperimentale d’aviazione. La costruzione del primo apparecchio da parte dell’arsenale marittimo consentì di creare una maestranza imposta dalla produzione di materiale aeronautico.
L’aviazione marittima ricevette un particolare impulso per effetto delle sottoscrizioni aperte dalla Lega Navale austriaca e i cui ricavati permisero l’acquisto di due velivoli. Nel 1913 fu costruita sull’isola di Cosada, nella parte meridionale del canale di Fasana, una stazione aeronautica adibita a scopi di scuola. Nell’agosto del 1914 la Marina Militare disponeva di 30 velivoli, 16 dei quali erano atti all’impiego bellico. La flotta non avrebbe potuto soddisfare le esigenze nei riguardi del materiale e del fabbisogno di mezzi di armamento se non avesse potuto avere a propria disposizione l’organizzazione sussidiaria dell’Arsenale di Pola. Questo arsenale, che aveva le funzioni di principale stabilimento tecnico-marittimo della Marina da guerra, e di magazzino principale per le sue dotazioni belliche, era destinato a mantenere in efficienza il materiale della marina e a provvedere al rifornimento dei materiali occorrenti agli impianti marittimi e terrestri. Alla dipendenza dell’arsenale vi erano le direzioni armamenti navali, siluranti, attrezzatura, artiglieria, costruzioni navali, costruzioni di macchine ed elettricità, la direzione del munizionamento, amministrazione dell’arsenale, la commissione e il magazzino principale, ma anche tutte le navi che si trovavano in disarmo o in riserva, le officine di Teodo (golfo di Cattaro) e la nave officina Vulkan dislocata a Sebenico. Il 31 dicembre 1913 l’arsenale di Pola impiegava complessivamente 1.439 persone, fra operai, marinai e capi tecnici.
I cittadini di nazionalità austro-tedesca costituivano il nocciolo del corpo degli ufficiali di vascello. La lingua usata in servizio era un tedesco frammisto di espressioni italiane, croate e inglesi, specialmente in campo tecnico. Gli ufficiali di vascello provenivano da due istituti: l’Accademia Navale di Fiume e dai corsi per aspiranti navali di Pola. Gli equipaggi rappresentavano l’insieme delle province del vasto impero asburgico che era costituito da un 16% di tedeschi, 31% di croati, 15% di italiani, 20% di ungheresi, poi da polacchi, sloveni, rumeni, cechi e slovacchi. Tedeschi e cechi predominavano nel personale di macchina ed elettricista. I cannoni di grosso calibro erano armati in maggioranza da tedeschi e cechi, quelli di medio calibro da ungheresi, le mitragliere prevalentemente da croati. I dalmati erano più adatti al duro servizio di fuochisti. I pescatori delle coste fornivano alla marina da guerra un campo di reclutamento di personale marinaresco, il quale veniva assunto in servizio presso i tre organi di reclutamento marittimo di Trieste, Fiume e Sebenico.
Dalla scuola navale di Sebenico usciva la maggior parte dei sottufficiali cannonieri, nocchieri, siluristi, timonieri, semaforisti, torpedinieri e armaioli. Alla fine del 1913 la forza bilanciata degli equipaggi della Marina austro-ungarica era la seguente: forza del tempo di pace 17.689 uomini; personale di riserva 12.418; complementi del personale di riserva 2.261; fanteria di marina 7.106. Nella forza in tempo di pace erano compresi 3.766 sottufficiali dei vari gradi. L’ente che provvedeva ad arruolare e concentrare gli equipaggi e alla loro immatricolazione era il Corpo dei Marinai di Pola. (di Mario Veronesi, da Storia in Network, giugno 2012)

BIBLIOGRAFIA

H. Sokol, La guerra marittima dell’Austria-Ungheria 1914-1818 – Libreria Editrice Goriziana, Gorizia 2007

F. T. Jane, Jane’s Fighting Ships 1905-1906 – David & Charles Reprints 1970 F. T. Jane, Jane’s Fighting Ships 1919 – David & Charles Reprints 1969