Francia: i militi non sono più ignoti

Un secolo fa, la Grande Guerra: momento tragico della storia d’Europa e del mondo, in cui innovazioni tecnologiche poste, sovente, al servizio della morte, si intrecciavano a situazioni drammaticamente senza tempo, come le attese nel fango delle trincee, le lunghe marce con i muli, il freddo, la fame e la sete.

Una carneficina che troppo spesso dimentichiamo, quasi posta in secondo piano dagli orrori della Seconda Guerra, maggiormente commemorata e rievocata. Eppure, la Storia ha un bisogno disperato di memoria, sia per il rispetto dovuto alle schiere innumerevoli dei caduti, sia per scolpire nelle nostre coscienze l’imperativo della pace.

Ed ecco che un ponte simbolico viene gettato fra la realtà sporca e ancestrale del fango in cui i nostri avi hanno perduto la vita e la realtà tecnologica e virtuale del web. Due mondi apparentemente opposti, ma affratellati dalla missione di ricordare. Dal 2013, in Francia, nasce la sfida «1 Jour 1 Poilu» (poilu è un nomignolo con cui si indicavano i combattenti della Prima Guerra). Il Ministero della Difesa aveva infatti promosso l’indicizzazione delle schede relative ai caduti francesi per la Patria; ma il progetto, per quanto lodevole, era assai limitato in quanto riportava solo i dati minimi delle persone coinvolte. Per sottolineare la dimensione umana che sembra nascondersi dietro le cifre, apparentemente aride, del conteggio dei caduti, Jean-Michel Gilot ha invitato la comunità degli internauti a collaborare, trascrivendo e pubblicando elettronicamente delle schede più dettagliate. Moltissime persone hanno aderito al progetto, spesso partendo da ricordi di famiglia – bisnonni o prozii di cui rimangono delle fotografie in bianco e nero e, talora, qualche storia tramandata nelle generazioni.

Altri volgono lo sguardo ai monumenti o alle lapidi dedicati ai caduti, o ai "libri d’oro" che nei diversi comuni commemorano i defunti per la patria. Molti segnalano, di scheda in scheda, il proprio contributo al progetto tramite un tweet o un messaggio sui social media: il tempo dedicato alla trascrizione e alla pubblicazione di questi "post" diventa, in modo molto concreto e molto sentito, una forma di omaggio ai caduti. È più facile sentirsi vicini a questi uomini e donne di un secolo fa se, per lo meno, se ne conosce il nome, se ne leggono le date di nascita e di morte, li si associa ai luoghi in cui hanno mosso i primi passi e in cui i loro ultimi passi sono stati bloccati per sempre dalla morte violenta. È più facile cogliere l’orrore della guerra se si tocca con mano l’umanità di chi è stato coinvolto, se si scorge – nello spazio innaturalmente breve che separa molte date di morte da quelle di nascita – la smisurata tragedia di un evento che ha trascinato con sé troppe vite nella loro primavera.

Alcuni partecipanti al progetto ne hanno fatto una vera missione: c’è chi dedica da una a tre ore al giorno a quest’opera di compassione, diremmo quasi a quest’opera di misericordia, così prossima, nel mondo virtuale, al «seppellire i morti» che oggi è (fortunatamente) la meno praticata fra quelle tradizionali. L’obiettivo della sfida è completare la trascrizione entro l’11 novembre 2018, data in cui si concluderanno le celebrazioni del centenario; e, per dare visibilità al progetto e coinvolgere il maggior numero possibile di volontari, si cerca di radicare l’iniziativa nell’attualità: per esempio, in occasione del Tour de France le città toccate dalla gara ciclistica sono state invitate a rendere omaggio ai propri caduti, anche solo con il breve tempo necessario a trascrivere una scheda.

Al momento, quasi 650.000 schede sono già state trascritte, grazie all’impegno di 1.500 volontari, un quinto dei quali costituisce il cuore pulsante dell’iniziativa. E, oltre alle schede, si cerca spesso anche di dare una fisionomia, un’identità visibile ai caduti: in occasione del centenario della Battaglia di Verdun, durata ben 303 giorni, si sono cercate le fotografie di trecentotré fra i caduti in tale sanguinoso massacro, scelti simbolicamente a rappresentare tutte le vittime di una guerra atroce.

L’iniziativa è aperta a tutti, anche ai non francesi: chi desidera saperne di più o collaborare può recarsi sul sito http://www.1jour1poilu.com/. Per tutti, scorrere le immagini che mostrano i volti fieri, sorridenti o seri di questi nostri antenati può rappresentare una presa di coscienza, un monito e un incoraggiamento a ricordare sempre che le vittime di ogni guerra, di ogni violenza e di ogni ingiustizia non sono numeri, ma persone. (Chiara Bertoglio, AVVENIRE, 30 agosto 2016)