Diari di Mussolini, chi ha imboscato le prove del falso?

Due fogli attribuiti all’agenda 1940 all’asta ieri a Firenze. Dietro il misterioso compratore, l’ombra di Dell’Utri

. Colpo di scena ieri a Firenze, all’asta di due fogli pseudomussoliniani, strappati dall’agenda 1940 appartenente alla serie «Diari veri o presunti» in corso di pubblicazione presso Bompiani su impulso del senatore Marcello Dell’Utri. È l’aggiornamento della telenovela avviatasi a Vercelli alla metà degli anni Cinquanta, con l’ingente produzione di apocrifi da parte delle signore Mimì e Rosetta Panvini. Una vicenda le cui origini sono chiarite da una serie di articoli apparsi nell’estate del 1957 su Stampa Sera. Il catalogo della Casa d’Aste Gonnelli presentava prudentemente le due pagine come «carte autografe (?) non firmate», mentre garantiva l’autenticità degli altri manoscritti in vendita a Firenze: autografi di Nietzsche, Tagore, Gide, Verdi, San Giovanni Bosco ecc. I fogli riportano segni di bruciature e di acqua: indizio rivelatore, poiché al momento dell’irruzione dei carabinieri in casa Panvini - inizio agosto 1957 - le due falsarie bruciarono i manufatti, per eliminare il corpo del reato. Parte della documentazione andò distrutta, parte venne sequestrata dagli agenti e alcuni fogli furono parzialmente salvati dalle loro autrici. 

 La comparsa del materiale battuto all’asta - a partire dalla quotazione base di 1.500 euro - segue di sette mesi la morte del loro proprietario, Aldo Pianta, che, ricevuti gli apocrifi dall’avvocato delle Panvini, Eusebio Ferraris, ha venduto pochi anni addietro - attraverso una catena di intermediari svizzeri - cinque agende a Dell’Utri. L’asta fiorentina costituisce dunque un «sondaggio» degli eredi Pianta sulle prospettive di mercato dell’eredità: attendiamoci dunque la comparsa di ulteriori falsi. L’attenzione sull’appuntamento di ieri - che ha richiamato le telecamere della Rai - non riguarda il contenuto delle carte, insignificante e banale (come d’altronde le agende «dellutriane» 1935-39), quanto la gara per la loro aggiudicazione. Sembra che il bibliofilo Dell’Utri avesse un forte interesse verso questo materiale. Ipotesi avvalorata dall’andamento della gara: ogni offerta delle persone presenti in sala è stata subito superat a dal rilancio telefonico di una persona di cui solo il banditore conosce l’identità. Evidentemente, già prima dell’asta, qualcuno aveva deciso di acquistare, a qualsiasi prezzo, quei due fogli. Per una curiosa sincronia, è uscito ieri il documentatissimo volume di Nicole Ciccolo e Elena Manetti Mussolini e il suo doppio. I diari svelati (Pioda Editore), con l’analisi comparata sulle agende «vere o presunte», effettuata dalla grafologa Ciccolo su una varietà di autografi mussoliniani, originali (depositati all’Archivio Centrale dello Stato) e apocrifi (conservati presso la Fondazione Mondadori di Milano e l’Archivio di Stato di Vercelli). La perizia della studiosa accerta in via definitiva la maternità delle signore Rosetta e Mimì Panvini, madre e figlia, le due fantasiose e creative vercellesi che, in vita e post mortem, hanno gabbato tante persone desiderose di essere ingannate. 

 Nicole Ciccolo ha partecipato all’asta, assistendovi di persona e rilanciando attraverso l’offerta del suo consulente legale e del suo editore, tranne poi rinunciare dinanzi all’offerta vincente di 2.800 euro. La grafologa così spiega la disponibilità all’acquisto di materiali da lei stessa ritenuti falsi: «Il motivo principale della mia partecipazione all’asta sta nel desiderio di poter disporre dei fogli in originale, per gli opportuni esami chimico-fisici dell’inchiostro e del supporto cartaceo, al fine di pubblicare la perizia eseguita da esperti sulla base delle nuove tecnologie che ampliano le potenzialità d’indagine rispetto ad analisi compiute sull’agenda datata 1939». Perduta la gara, la grafologa lancia attraverso La Stampa un appello all’anonimo acquirente: «Gli chiedo di consentire l’effettuazione di una perizia chimico-fisica a mie spese, per verificare la presenza o meno di elementi anacronistici con la datazione dell’agenda». Ben difficilmente la disponibilità di Nicole Ciccolo verrà accolta, poiché il movente dell’acquisto consiste probabilmente nel sottrarre i due fogli a una perizia, per evitare un ulteriore colpo alla tesi dellutriana dell’ascendenza mussoliniana delle controverse agende. Il principale segreto che circonda la surreale questione dei diari alla maniera di Mussolini è il mistero sul lato economico-finanziario della speculazione costruita sulle cinque agende che accreditano un duce moderato, pacifista e amico degli ebrei. Quanto furono pagate quelle agende? Al loro rientro dalla Svizzera corrispose una cospicua esportazione di capitali: regolarmente segnalati, o si trattò di una manovra in nero? E, infine, chi si nasconde dietro la Black & Black, proprietaria delle agende 1935-39 di cui la Fondazione Biblioteca milanese di via Senato (presieduta da Dell’Utri) ha il possesso? Questa società, con sede legale a Hong Kong, fu costituita per lucrare sui falsi diari, promuovendone la pubblicazione e ricavando una fiction dalla storia delle agende. Nel film i partigiani avrebbero depredato Mussolini dei suoi diari, poi miracolosamente ricomparsi in Svizzera… In attesa di conoscere anche questi importanti risvolti, che completeranno la comprensione della manovra diaristica, bisognerebbe sostituire il titolo «I diari di Mussolini veri o presunti» con «Gli autentici diari mussoliniani della famiglia Panvini». Prima ancora che per rispetto dei lettori, per un elementare senso di giustizia verso la memoria delle misconosciute autrici. (Mimmo Franzinelli, La Stampa, 16 novembre 2012)