DANIMARCA: I giovani che sfidarono Hitler

Questa è una storia di coraggio e nobili ideali che è rimasta finora relegata in un inspiegabile oblio, forse perché si è svolta alla periferia d’Europa o forse perché i suoi protagonisti non hanno avuto una morte tragica e prematura.

La vicenda del Churchill club, il gruppo di giovani che si oppose eroicamente al nazismo durante l’occupazione della Danimarca, è tuttora molto meno nota di quella della Rosa Bianca, sebbene le due esperienze siano accomunate da non poche similitudini. Entrambe sono state storie di eroismo e di alto valore morale: due gruppi di giovani animati dagli stessi ideali di giustizia e libertà che in una delle fasi più tragiche della recente storia europea agirono con un coraggio capace di riscattare – in modo quasi catartico – la dignità di un intero popolo. Ciononostante le azioni dei giovani danesi sono rimaste confinate in una sorta di limbo dalla storiografia ufficiale sulla resistenza al nazifascismo.  Cerca di colmare questa lacuna il nuovo lavoro del pluripremiato saggista statunitense Philip Hoose, The Boys Who Challenged Hitler: Knud Pedersen and the Churchill Club (Farrar, Straus & Giroux). Scritto con grande immediatezza per renderlo fruibile anche ai più giovani, il libro si è avvalso del contri- buto fondamentale del protagonista di quelle vicende, Knud Pedersen, morto nel dicembre scorso all’età di 88 anni. Hoose ha lavorato a stretto contatto con lui, avvalendosi dei suoi ricordi e del suo archivio personale, riuscendo a restituirci un affresco di prima mano su quella che fu con ogni probabilità la prima forma di lotta antinazista nel paese scandinavo. Il 9 aprile 1940, in poche ore, le truppe del Reich invasero la Danimarca quasi senza trovare alcuna opposizione militare. Re Cristiano X firmò la capitolazione del suo paese aderendo all’offerta di “protezione” di Joachim von Ribbentrop, un trattato che consentiva al sovrano e al suo governo di rimanere in carica, a condizione che non fossero compiuti atti ostili contro le forze di occupazione da parte dei civili danesi. Anche in Danimarca, come in Germania, furono così poste le basi di quella che lo storico Hans Mommsen avrebbe poi definito efficacemente una «resistenza senza popolo», cioè fatta da piccoli gruppi non uniti tra loro. Nella primavera del 1941 Knud Pedersen è uno studente diciassettenne figlio di un pastore protestante della cittadina di Aalborg. Frequenta insieme al fratello la scuola della cattedrale locale ed è lì che i due, ispirandosi al loro eroe, Winston Churchill, formano un gruppo di resistenza denominato Churchill Club. Dei loro connazionali più adulti non sopportano l’inerzia e l’incapacità d’opporsi agli invasori. La neutralità, ai loro occhi, è l’anticamera della complicità con un regime criminale. Organizzano una decina di ragazzi tra i 14 e i 18 anni, armati solo di un coraggio che rasenta l’incoscienza e di una sete di libertà tanto spontanea quanto inarrestabile. Si spostano in bicicletta, le loro borse non contengono libri ma piccole taniche di benzina con le quali compiono piccoli, poi sempre più temerari, atti di sabotaggio in città. Colpiscono i presidi militari e i mezzi di trasporto degli occupanti. Rubano le armi dai camion nazisti, nella remota speranza di unirsi alle forze di liberazione una volta che queste fossero arrivate dalla Gran Bretagna. Il gruppo compie almeno venticinque atti di sabotaggio, il più memorabile dei quali fu l’assalto a un treno merci carico di rifornimenti militari. «Eravamo troppo giovani per renderci conto dei rischi mortali che stavamo correndo », ha ricordato anni fa uno di loro. Sia la polizia danese che i nazisti iniziano a dar loro la caccia, senza immaginare che gli atti di sabotaggio sono in realtà compiuti da un gruppo di giovani studenti. L’8 maggio del 1942 la loro vicenda si interrompe bruscamente. È un connazionale, uno dei tanti collaborazionisti locali, a tradirli e a farli arrestare. Processati e incarcerati, finiscono in una prigione per adulti, dove restano in isolamento fino al 1944. Quando escono, le sorti della guerra sono ormai segnate: in gran parte d’Europa i movimenti di liberazione e gli Alleati stanno sconfiggendo il nazismo. Tornati in libertà, i ragazzi del Churchill club rimangono stupiti nel vedere quanto, in loro assenza, sia cresciuta la resistenza danese. Dalla primavera del 1943 anche l’atteggiamento della popolazione nei confronti degli occupanti era mutato e gli scioperi e gli atti di sabotaggio contro i nazisti si erano diffusi a macchia d’olio in tutto il paese. E in un certo senso erano stati proprio loro, i giovani del Churchill club, i primi a dare l’esempio e a risvegliare il popolo dal torpore. Dopo la guerra, Pedersen non è andato alla ricerca di riconoscimenti od onorificenze, ma ha dedicato il resto della sua lunga vita all’arte contemporanea, divenendo un apprezzato artista e un grande organizzatore di eventi culturali. Copenaghen deve a lui l’apertura, tra gli anni ’50 e ’60, della biblioteca d’arte contemporanea e del museo d’arte moderna. (Ricardo Michelucci, AVVENIRE, 28 novembre 2015)