“Agli islamici stessi diritti dei cristiani”. Così volle Cecco Peppe 100 anni fa

Celebrato a Vienna l’anniversario di una legge che resta all’avanguardia.

Il razzismo più feroce si aggira in Europa da varie centinaia di anni. Ne è diventato uno dei più orribili fantasmi al principio del Novecento. Eppure proprio in Austria dove è nato il fautore più orrendo del razzismo etnico-religioso, Adolf Hitler, esattamente cento anni fa, nel 1912, è stata emanata una Imperial-Regia Legge, che dava ai cittadini di religione musulmana gli stessi diritti dei cattolici, dei protestanti, degli ebrei, dei buddisti. I cittadini musulmani dell'Austria hanno celebrato in massa, pacificamente e allegramente la ricorrenza dei primi cento anni di questo evento. Il vecchio Impero austro-ungarico era un crogiuolo multietnico. In tredici lingue si cantava il suo inno, il famoso “Gott erhalte” o “Serbidiola” come si chiamava in Istria e a Trieste (serbi Dio l'austriaco regno). La tradizione di quel tipo di armonizzazione dei rapporti tra religioni e popoli risale alla fine del Settecento, al regno dell'imperatore Giuseppe II d'Austria e al suo celebre Editto di tolleranza. Brutto termine questo, di «tolleranza» ma dietro a esso c'era forse qualcosa di più nobile di una semplice sopportazione di chi fino ad allora era stato considerato un estraneo, se non un essere inferiore e un nemico. I rapporti di quell'impero con l'Islam, ma specialmente con la Turchia musulmana, fino al 1683 erano stati pessimi. Guerre, stragi, esecuzioni atroci ne marchiavano la storia, fino appunto al 14 luglio 1683, data d'inizio del famoso assedio di Vienna da parte di un esercito turco di 140 mila soldati. L'assedio terminò con la sconfitta dell'esercito di Mustafa Pascià. Nel luglio del 1912, più di duecento anni dopo venne emanata la Legge di Francesco Giuseppe, Cecco Beppe per gli italiani, che dava pieno diritto di culto e di istruzione islamica ai cittadini di origine musulmana. Naturalmente c'era anche dell'interesse dietro a questa azione. L'imperatore contava di inglobare nell'esercito austriaco i soldati della Bosnia-Erzegovina musulmana. Ma in quegli anni si trattava della legge più avanzata in Europa. Due anni più tardi scoppiò la Prima guerra mondiale, un esempio pauroso per chi vede nell'Europa moderna ancora un grande potenziale per una buona politica, una convivenza fraterna tra i popoli. La base per questa possibilità ci sarebbe. Per quanto si voglia infangare e demolire, l'Unione Europea ha ancora questa prospettiva. Se si fossero ascoltati i grandi europeisti italiani come Eugenio Colorni e Altiero Spinelli non saremmo a queste insensate risse e rivalità. Ma quando si pensa a ciò che l'Impero austro-ungarico era riuscito a costruire e ai nostri europeisti che hanno a volte pagato con la vita (come Colorni) questa loro fede e amore per un grande stato federalista europeo, beh, non si mettono ancora da parte le speranze. Se i turchi dell'Austria ancora oggi, come informa la Bbc britannica, vanno in giro per il mondo dichiarandosi con orgoglio cittadini austriaci, vuol dire che le orrende volgarità risuonate in Italia meno di un anno fa possono essere rintuzzate. In Italia come altrove. Nel 2000 c'era Haider il razzista antisemita in Austria, l'Europa era allarmata, oggi quel movimento è scomparso. Altri movimenti simili sono sorti altrove e sono pure tramontati. Questa sanguinosa stupida e pericolosa commedia dovrebbe essere tolta dal cartellone per sempre e chiunque voglia nutrire un po' di fiducia nell'umanità deve fare qualcosa perché questo succeda.

Anche nel nostro Paese ci sono antichi esempi di “tolleranza” - chiederei l'invenzione di un termine migliore - per esempio a Trieste, dove il primo cimitero musulmano (turco) risale al Trecento. Pure Trieste è una città con molte popolazioni diverse, sempre vissute insieme in pace, salvo il periodo del fascismo. Mussolini andò proprio in quella città ad annunciare l'avvento delle leggi razziali, nel 1938. Ecco dove porta il nazionalismo. Ma vorrei chiudere con una piccola nota di colore. Il primo cornetto, o brioche o”croissant” (crescente, luna crescente) in francese, è stato cotto in un forno di Vienna, al termine dell'assedio turco, nel 1683. In tedesco si chiama “Kipferl”. I malevoli pensano che sia il simbolo del voler mangiare i turchi e i benevoli - io do ragione a loro - che sia un segno di pacificazione. (di Giorgio Pressburger, Corriere della Sera, 5-VII-2012)