RAFFAELE PANICO , PREFERIAMO IL PRIMATO ALLE POLEMICHE

Raffaele panico: "L’Altra Italia. Festeggiamo il 150.mo? No, grazie, preferiamo il Millennio e il Primato alle polemiche"

di Giovanna Canzano

“….tasferire la capitale da Firenze, sede del primato della lingua e cultura - e dico qui ora - affiancare più capitali all’Italia come Milano finanziaria, Napoli mercantile, Torino industriale,Venezia e Padova per le arti e l’estetica, con relativi ministeri competenti e mantenere solo una rappresentanza a Roma del capo del governo. Un presupposto fondamentale perché l’Italia ancora trasuda la vocazione imperiale e religiosa, Fede ed Impero, come già evocato da Dante ai tempi dei guelfi e ghibellini, dove Roma è la città dell’ecumene, La vocazione mondiale, ed è tra le capitali d’Italia la meno italiana”.(Raffaele Panico)

CANZANO 1- Torino, era il 17 marzo 1861, veniva proclamato il Regno d’Italia. A ben osservare era uno Stato che poggiava le fondamenta sulle macerie di altri, su cumuli di ceneri, e su vite, tante, troppe, spezzate! Quali, si obietterà, e perché?
PANICO - Della nazione, della lingua italiana, delle comunità italiane sparse per il bacino del Mediterraneo tutte vicine al palpito della Madre patria sebbene divisa in 24 e più tra stati, staterelli e città. “Nazione Una” e che non aveva bisogno di far emigrare nelle Americhe i propri figli. Sì, perché la Nazione italiana si fondava, come è fondata, dalla lingua e dalla cultura, dalle Alpi alle Isole, è forgiata dai costumi e dalla laboriosa attività dei suoi popoli, dai 20 caratteri regionali compresi gli altoatesini. Nella Venezia tridentina infatti, regione di incontro tra mondo latino e germanico, tra italiani e tedeschi si parlava il ladino, assieme all’italiano e al tedesco (come in Friuli si parla l’omologo romancio che è simile al ladino). Maggiori insediamenti tedeschi sono stati portati al di qua delle Alpi da Maria Teresa d’Austria, mentre Vienna giocava su un doppio binario, togliere gli italiani dalla Dalmazia e far affluire slavi, e insediare tedeschi nelle Alta valle dell’Adige. Anche qui occorre dirlo perché dove abbiamo prodotto un modello di bilinguismo mondiale di primo ordine si sentono inutili sterile polemiche: esportiamo ora il modello Alto Adige, ad esempio nei Balcani, dopo 150 anni di Unità aprendo gli occhi su una regione il Trentino Alto Adige bella e fortunata!
CANZANO 2- L’Italia è Una dunque, pur nella sua alterità e pluralità, come diceva Niccolò Tommaseo, italiano di Dalmazia.
PANICO - Una per koinè (lingua, costumi, affinità, sensibilità comune), forgiata da una storia di due millenni dai tempi delle 11 regioni tracciate da Cesare Augusto il vero fondatore dell’Impero. Ricca di queste premesse l’Italia era unita pur nelle diverse e molteplici piccole entità statali, dove, a ben vedere, primeggiavano solo la Repubblica di Venezia con Istria, Dalmazia veneta e isole nel Levante, e lo Stato napoletano delle Due Sicilie, isola e continente: Napoli e Venezia erano le capitali di stati di un certo peso e importanza sullo scenario europeo e mediterraneo, dopo la Roma dei papi. Esistevano popoli che nella forma e nel loro sentire mostravano un indubbio unitario sostrato nazionale. Sostrato ininterrotto e di lunga durata storica, per dirla alla Fernand Braudel, presente nella disposizione geografica voluta da Augusto e nella filiazione linguistica latina, volgare, dialettale e della lingua italiana frutto delle arti letteratura codificata tra il Trecento e il Cinquecento.
CANZANO 3- Polemiche sul Risorgimento…
PANICO - Polemiche e rancore anche, in molte parti sociali, non diverse dalle critiche già mosse a fine Ottocento perché non si era riusciti a fare un’Italia federale, e coinvolgere le masse contadine già nella fondazione dell’unità. Solo con la cartolina precetto del 1915-18, venivano inserite nella vita politica dello Stato le classi salariate contadine e urbane attraverso la leva militare di ben 5 milioni 902 mila soldati, fanti contadini soprattutto, si formò un esercito immenso che l’Italia non schierava dai tempi della Roma imperiale che unificava l’allora ecumene conosciuto su tre continenti e il Mare Nostrum. Un sacrificio che ha visto il punto di non ritorno, l’ingresso delle masse nella vita nazionale dopo i lunghi e gloriosi 42 mesi al fronte, contro un nemico che era più nemici insieme riuniti sotto la corona imperiale di Vienna, capitale di più popoli contro un solo popolo come nell’antichità Roma con Cartagine sconfitta ed esclusa, ancora una volta per tutte dalla storia mondiale una Città, che le sbarrava la strada alla modernità. Uno Stato, erede del Sacro Romano dal 1815, aveva fatto patire gli italiani, nei suoi confini usurpati, come si diceva allo Stato veneziano, una repubblica avanzata, la cui potenza marittima e diplomatica era stata prima studiata e assimilata, riorganizzata e imitata dalla potente Inghilterra vittoriana. Oltre che nella Lombardia, Vienna dal 1815 mostrava ingerenze intollerabili anche nella penisola, e snazionalizzava la Dalmazia e l’Istria con la chiusura di scuole italiane e il massiccio afflusso di croati e popoli slavi nella Dalmazia italiana. Una lotta durata 100 anni di cui la storiografia non ha capito l’importanza. Siamo stati anche esempio per altri popoli oppressi da Vienna e con la nostra vittoria del 4 novembre 1918, col sacrificio di tante giovani vite - 600 mila morti, abbiamo dato una scossa verso la modernità dell’Europa danubiana. Ma non si ferma qui la polemica nei confronti del Risorgimento, c’è la componente cattolica che era un motivo in più che si sommava alla lotta nazionale contro l’Austria, altrettanto cattolica. La Questione Adriatica dunque, nell’ex area veneto-dalmata; la Questione Meridionale nell’ex Stato borbonico delle Due Sicilie e la Questione Romana aperta il 20 settembre 1870 e ricomposta solo nel 1929, ad opera di Mussolini e di Pio XI.
CANZANO 4- Per sapere come è stata sanata la Questione Romana dovremmo rileggere i tuoi studi sulle lucide e preveggenti pagine del Tommaseo…
PANICO - Certo, sugli esiti del trasferire la capitale da Firenze, sede del primato della lingua e cultura - e dico qui ora - affiancare più capitali all’Italia come Milano finanziaria, Napoli mercantile, Torino industriale, Venezia e Padova per le arti e l’estetica, con relativi ministeri competenti e mantenere solo una rappresentanza a Roma del capo del governo. Un presupposto fondamentale perché l’Italia ancora trasuda la vocazione imperiale e religiosa, Fede ed Impero, come già evocato da Dante ai tempi dei guelfi e ghibellini, dove Roma è la città dell’ecumene, a vocazione mondiale, ed è tra le capitali d’Italia la meno italiana. Dare così un riconoscimento certo e tangibile della indipendenza della Santa Sede, come per tutte le città sante, Gerusalemme o La Mecca. Indispensabile libertà d’azione per la missione ecumenica della religione che non è solo degli italiani, ma di tutti i cattolici, dei cristiani ed è rispettata anche dai musulmani nella figura del Pontefice romano. Missione riconosciuta a uno Stato della Chiesa usurpato dai Savoia, con una struttura statale necessariamente situata a Roma, Città Santa per il Cattolicesimo, dove i Papi risiedevano da 20 secoli e loro stessi… furono usurpatori del potere imperiale dei Cesari. Insomma una storia antica che ha fatto sì che gli italiani posseggano il 70% del genio artistico, non solo nella Madre patria, ma ogni dove si trovi una città o delle chiese, monasteri, eccetera, costruiti da architetti, artisti, geni, tutti italiani. Una struttura a sovranità internazionale indiscutibilmente riconosciuta, anche nel periodo avignonese, nell’esilio di 70 anni da Roma dei papi, quando una cittadina francese Avignone, per pochi decenni si è concessa alla bellezza dell’arte portata dalla fede cattolica. Vocazione internazionale indispensabile per le esigenze di una Chiesa che governa l’intero ecumene cattolico, senza soldati armati se non di una libertà che ancora oggi sgomenta Stati come la Cina attuale.
CANZANO 5- Dignità e decoro delle Questioni italiane unica soluzione alla rinascita dell’Italia?
PANICO - Questioni ancora aperte, appena risistemate in un abbozzo, con la rappresentanza dei seggi ai 18 parlamentari italiani eletti all’Estero, dove troviamo un bacino di oltre 70/80 milioni di discendenti oriundi dei quasi 19 milioni emigrati tra il 1861 e il 1955 (pensiamo che gli africani trasferiti forzosamente dagli schiavisti nelle Americhe in più secoli è stimato tra i 15 e i 35 milioni di persone). Nelle presenti condizioni storiche queste possibilità espresse dalla koinè italiana nel mondo consentono, grazie ai nuovi media, internet e satelliti, reti di comunicazioni televisive e giornali on line, di portare in alto la cultura, la lingua e la vivacità dei dialetti che sono filiazione del latino. Un impero fondato sul primato culturale degli italiani!

Raffaele Panico, ricercatore intento a mediare la cultura accademica con la produzione della stampa, periodica e quotidiana - e in rete, per divulgare la conoscenza in ambito maggiore dei moderni circuiti mediatici lettore-editore.
Laureato alla Sapienza nel 1995 col massimo dei voti (Lettere Moderne, con lode), si è formato a Roma e Napoli fruendo (dal 1992-1998) di borse di studio presso le Biblioteche dell’Ateneo romano e dell’Istituto Italiano per gli studi filosofici di Napoli; successivamente frequenta a Roma il master “I diritti umani nella realtà contemporanea” Libera Università S.Pio V (2000-2001).
Vede intanto (1997-2002) la partecipazione ad una nuova edizione del giornale L’Avanti; e dal 2000 diventa giornalista prima pubblicista, Ordine dei giornalisti per il Lazio e Molise, e dal 2004, dopo l’esame, è Giornalista professionista.
Contemporaneamente (1998-2000) prosegue nella ricerca, partecipando a convegni di carattere storico curati da istituzioni Universitarie ( La Sapienza , Roma Tre, Perugia), Culturali (Archivio di Stato di Latina) e dal Centro Italiano per gli studi storico-geografici: è autore di interventi relativi a personaggi ed eventi del XVIII secolo (bonifica pontina e repubbliche “giacobine”).
Tra 2000 e 2001 Raffaele Panico perfeziona le sue scelte; viene pubblicata la sua relazione Fiume, una questione di salvezza nazionale (2001), cui seguono i convegni “Dalmazia regione dimenticata e il territorio pontino” (2002) e “Niccolò Tommaseo, la Dalmazia , la cultura italiana ed europea” (2003).
Il suo impegno viene presto premiato, e il Dipartimento per l’informazione e l’editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri gli conferisce il Premio della Cultura per l’anno 2003 per gli opuscoli L’Italia dimenticata, edizioni 2000 e 2001.
Ancora, il Premio della Cultura per l’anno 2005, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria, per L’Italia nella coscienza di Niccolò Tommaseo e Gabriele D’Annunzio- Fiume del golfo del Carnaro e Giuliana in terra pontina.
Per l’Unione Cattolica Artisti Italiani nel 2004 è infine relatore, insieme a padre Virgilio Missori, nel Convegno “L’Italia nella coscienza di Niccolò Tommaseo e Gabriele D’Annunzio”.
Nel 2002-2003 è tra i promotori e si attiva presso le Istituzioni della Presidenza del Consiglio e della Repubblica per l’istituzione della “Giornata del Ricordo” 10 febbraio per le vittime delle Foibe, e per una storia Giuliano-dalmata.

Politicamentecorretto.com 23 febbraio 2011 (www.politicamentecorretto.com)