Così Hitler “il pacifista” ingannò le potenze europee

Nel secondo volume di Shirer, l'ascesa del tiranno sottovalutata da tutti. Nonostante l'evidenza dei fatti.

Può fare una strana impressione rileggere oggi i discorsi che Adolf Hitler pronunciò nei due anni successivi alla presa del potere, dopo le elezioni del marzo 1933. L'istituzione di un regime totalitario fu rapida, a partire dal decreto dei pieni poteri (Ermächtigungsgesetz), ma le uscite pubbliche del neo cancelliere erano tutte orientate verso un ostentato pacifismo. Il 21 marzo del 1935, nel suo discorso al Reichstag, i cronisti stranieri potevano ascoltare frasi come questa: «Il sangue versato nel continente europeo durante gli ultimi trecento anni, è sproporzionato a quel che ne è derivato per ogni nazione... Se gli Stati avessero dedicato anche una piccola parte dei loro sacrifici a scopi più sensati, i risultati sarebbero stati certamente maggiori e più duraturi». O ancora: «La Germania ha bisogno di pace e vuole la pace». Non furono pochi i giornalisti o i diplomatici che si fecero incantare da quella retorica. Nella realtà era però già partito un sostanziale riarmo in violazione del trattato di Versailles. Già entro il 10 ottobre 1934 l'esercito aveva ricevuto l'ordine di triplicare i suoi effettivi per raggiungere le 300mila unità. Tutto in segreto e con ordini diramati a voce per non lasciare tracce. Nel frattempo venivano varati due incrociatori da battaglia da 26mila tonnellate e si importavano segretamente le parti dei sommergibili (costruite in Finlandia, Olanda e Spagna) che una volta assemblate avrebbero di nuovo reso operativa la temutissima flotta subacquea. Quanto all'addestramento militare dei piloti da caccia, veniva svolto sotto la copertura della «Lega per gli sport aerei» voluta da Göring. Col senno del poi sembra incredibile che le altre potenze si siano lasciate ingannare. Soprattutto tenendo conto che già il 25 luglio del 1934 i nazisti austriaci (in una operazione chiaramente concordata con la Germania) uccisero il cancelliere Engelbert Dollfuss e tentarono un colpo di Stato rapidamente sventato, anche per il deciso intervento di Mussolini (che spedì quattro divisioni al Brennero ben intuendo che il piano aveva mandanti berlinesi). Hitler negò ogni coinvolgimento ma era una dissociazione ridicola. Eppure nel 1935 il Times di Londra accoglieva così le dichiarazioni pacifiste hitleriane: «Nessuno può dubitare che gli enunciati politici di Hitler siano atti a creare la base di una distensione completa con la Germania». Evidentemente, a Londra non si ricordavano le pagine del Mein Kampf in cui il Führer aveva chiaramente spiegato il concetto di spazio vitale e che «la riunione dell'Austria e della Germania era un compito da perseguirsi con ogni mezzo». Come sia stata possibile questa sottovalutazione ce lo spiega il giornalista e storico William Shirer nel secondo volume di Hitler e il Terzo Reich. Verso la guerra mondiale in edicola da oggi con il Giornale a 11,90 euro più il prezzo del quotidiano. Shirer, che come inviato della Cbs fu testimone dell'ascesa nazista, racconta quegli anni in maniera dettagliatissima. Un viaggio alle origini del conflitto più sanguinoso della storia umana. (Matteo Sacchi, IL GIORNALE, 18 giugno 2018)