Quando la pace si sogna in due

  • Stampa

L'appello di Grossman e Sansal contro gli integralismi.

Se falliscono, comunque non avranno fatto peggio dei politici che li hanno preceduti negli ultimi 60 anni. David Grossman, israeliano, e Boualem Sansal, arabo, lanciano un appello per una «Unione mondiale degli scrittori per la pace» in Medio Oriente, innanzitutto tra israeliani e palestinesi.

Gli autori di «A un cerbiatto somiglia il mio amore» (Mondadori) e «Il villaggio del tedesco» (Einaudi) hanno presentato la loro - scandalosa, di questi tempi - iniziativa a Strasburgo, la città della pace ritrovata tra francesi e tedeschi, in occasione del primo «Forum mondiale per la democrazia» organizzato dal Consiglio d'Europa. Sabato scorso, nell'ex caserma Aubette nel cuore della città alsaziana, la presentazione è cominciata con l'esibito imbarazzo di Grossman e Sansal, consci di apparire ingenui nel riprendere l'ormai stanco concetto di pace tra israeliani e palestinesi. «Certo che siamo naïf - ha esordito Grossman -, siamo naïf consapevoli, per scelta. Non so se riuscirò a cambiare il mondo, ma di sicuro il mondo non riuscirà a cambiare me: alla guerra non mi rassegno».

Il processo di pace arabo-israeliano è fermo da tempo, il premier di Gerusalemme Benjamin Netanyahu e il presidente dell'Autorità nazionale palestinese Mahamud Abbas si ignorano anche quando, il 28 settembre scorso, parlano entrambi dalla tribuna dell'Onu a New York: la priorità del primo è la minaccia nucleare iraniana, il secondo condiziona la ripresa dei negoziati al congelamento degli insediamenti. Il risultato è che Cisgiordania e Gaza sprofondano nella miseria. Dall'altra parte, nonostante la crisi economica in Occidente, Israele continua nella sua eccezionale crescita materiale ma - a giudizio di Grossman - la sua stessa ragione d'essere è tradita. «Abbiamo fondato Israele giurando a noi stessi che non ci saremmo mai più trovati nella condizione di vittime - dice Grossman -, ma vittime siamo, di nuovo. Vittime della condizione di guerra perenne, strisciante, alla quale abbiamo finito per abituarci. Consideriamo normale una situazione che non lo è, i nostri vicini ci trattano da nemici e ci siamo adattati. La guerra ha reso tutti malati, in Medio Oriente, noi compresi. Parlare di pace in Israele ormai significa essere presi per stupidi sognatori sinistroidi».

Il primo a spezzare la logica dei due mondi contrapposti è stato l'algerino Boualem Sansal, che nel marzo scorso ha accettato l'invito a partecipare al Festival della letteratura di Gerusalemme, dove ha fatto la conoscenza di David Grossman. Non solo Sansal è andato in Israele, ma poi ha persino scritto di essere tornato da quel viaggio «arricchito e felice». Parole imperdonabili per gli ambasciatori dei Paesi arabi che avevano conferito il «Premio del romanzo arabo» al suo «Rue Darwin» (Gallimard): premio prontamente ritirato. Da allora Sansal, oppositore sia del regime algerino sia degli islamisti, subisce minacce di morte.

«Io e David possiamo fare qualcosa per cambiare la mentalità delle persone - dice Sansal -. L'antisemitismo e la negazione della Shoah sono diffusi come cinquant'anni fa se non di più, e qualcuno deve denunciarlo. La cultura dell'integralismo islamico avanza nei Paesi toccati dalle primavere arabe ma anche in Algeria, dove il regime dittatoriale ha imparato a servirsene: da ragazzo a scuola avevamo un'ora di religione alla settimana, adesso sono diventate sei. Ore e ore di propaganda. Nelle moschee Hitler è ancora considerato o un'invenzione dei sionisti, o qualcuno che non è riuscito a finire il proprio lavoro».

C'è molto da spiegare, evidentemente, e l'iniziativa di Grossman e Sansal - che sperano in uno Stato palestinese accanto allo Stato ebraico - forse non è poi così naïf . Non capita spesso di vedere insieme persone che appartengono a due mondi in decennale conflitto. E se mai i politici riprenderanno a negoziare, gli eventuali accordi non porteranno a niente se i cittadini nel frattempo non avranno almeno cominciato a conoscersi, e accettarsi.

La guerra, combattuta con le armi o con le parole, ha già chiesto un prezzo molto pesante a Grossman e Sansal. Il primo ha perso il figlio Uri pochi giorni prima che finisse il conflitto del Libano; il secondo, in Algeria, è trattato da traditore.

L'appello di Strasburgo inizia ricordando il miracolo della riconciliazione tra Francia e Germania, «una pace che però ha dimenticato il resto del mondo». Giovedì Grossman e Sansal renderanno noto l'elenco degli scrittori che hanno aderito, fra i quali c'è già Claudio Magris, tra i primi a essere contattati settimane fa. «Ho aderito senza esitazione, solo esprimendo la speranza che tutti, non solo gli scrittori, si sentano coinvolti», dice Magris. Ogni due anni l'Unione di Strasburgo individuerà un segretario, un «primus inter pares» che ne guidi le attività, e da subito formerà gruppi di lavoro per ogni area di crisi (dal conflitto israelo-palestinese alla Siria al Mali). L'«Onu degli scrittori», visti i risultati dell'Onu vera, non sfigurerà. (Stefano Montefiori, Corriere della Sera, 9 ottobre 2012)