Perché non diventi un guscio vuoto

La giornata della Memoria in Europa e nel mondo. Com'è noto, la Giornata della memoria istituita in Italia nel 2000 per commemorare le vittime della Shoah è divenuta un fenomeno di vasta portata, che coinvolge capillarmente e in modalità diverse scuole di ogni ordine e grado, istituzioni, media.

In questo enorme sviluppo delle iniziative, sembra assente il riferimento alla portata internazionale della giornata ed essa appare quasi esclusivamente, nella percezione comune, come il risultato della legge varata dal Parlamento italiano. In realtà, se è vero che l'Italia è stata fra i primi Paesi a istituzionalizzare la memoria della Shoah, è anche vero che tale istituzionalizzazione trae origine dalla Dichiarazione del Forum internazionale di Stoccolma sull'Olocausto, del gennaio del 2000, firmata da 46 governi, che incoraggiava "forme appropriate di commemorazione della Shoah, inclusa la giornata annuale della memoria" e poi dalla risoluzione dei Paesi membri del Consiglio d'Europa che imponeva agli Stati membri di istituire una Giornata della memoria per commemorare la Shoah in tutte le scuole. Un'origine a livello internazionale, quindi, anche se poi il momento di istituzione della Giornata nei vari Paesi e le date stesse della commemorazione cambiano. Cambiamenti che rivelano percorsi diversi di elaborazione memoriale, importanza diversa delle date più rilevanti localmente rispetto alla data del 27 gennaio, quella della liberazione nel 1945 del campo di Auschwitz a opera dei soldati dell'Armata Rossa, e anche diversi problemi di uso politico della storia, significativi soprattutto nei Paesi ex comunisti. Una cosa va comunque sottolineata in generale, ed è che tale istituzionalizzazione corrisponde a una fase in cui il processo di costruzione della memoria può dirsi concluso in quanto tale, in cui cioè il paradigma memoriale, se così possiamo chiamarlo, appare definitivo (non parlo naturalmente delle conoscenze e delle ricerche storiche, che sono tuttora aperte). Come si è detto, solo una parte, sia pur maggioritaria, dei Paesi europei ha scelto il 27 gennaio come data per la commemorazione. Ma anche in Italia, dove pure è prevalsa la data del 27 gennaio, si è dibattuto se preferire quella, a interesse locale, del 16 ottobre 1943, la grande razzia degli ebrei romani. In Israele la commemorazione si tiene nello Yom ha Shoah, giorno della Shoah, il 27 del mese ebraico di Nisan (in genere, in aprile), data dell'inizio della rivolta del ghetto di Varsavia, e la stessa scelta è stata fatta da Stati Uniti e Canada. In Israele le sirene suonano laceranti per due minuti, a sollecitare il ricordo e il lutto. Anche la Polonia ha scelto l'inizio della rivolta del ghetto di Varsavia, nella sua data non ebraica, il 19 aprile. L'Ungheria commemora il 16 aprile, data del primo ghetto nazista nel Paese, la Lituania il 23 settembre, quando tutti gli ebrei del ghetto di Vilnius sono stati sterminati. La Bulgaria ha scelto il 10 marzo, data in cui il vicepresidente del Parlamento Peshev riuscì a fermare la deportazione degli ebrei bulgari, e l'Austria il 5 maggio, data della liberazione del campo di concentramento di Mauthausen. Quasi tutti gli altri Paesi europei, dalla Francia alla Spagna, alla Germania, al Regno Unito, alla Grecia, hanno scelto il 27 gennaio. In Ungheria, dove oltre mezzo milione di ebrei furono sterminati in pochi mesi nell'ultimo anno della guerra, nel 1944, la Giornata della memoria è stata introdotta già nel 2001. Nonostante la crescita dell'antisemitismo nel Paese, o forse proprio in reazione a essa, le celebrazioni sono seguite con emozione e partecipazione. Nel 2005 è stato creato uno straordinario memoriale sul bordo del Danubio a Budapest, composto da scarpe in bronzo allineate sulla riva. Commemorano le migliaia di ebrei assassinati dalla Croci frecciate, i nazisti ungheresi, buttandoli nel fiume dopo aver fatto loro togliere le scarpe. In Russia, il Giorno della memoria non è ancora stato ufficialmente adottato, anche se ci sono state delle aperture in questa direzione fin dal 2008. Come in un recente convegno a Firenze ricordava la storica Maria Ferretti, il rifiuto da parte dell'Unione Sovietica di riconoscere nelle vittime della Shoah degli ebrei, e non semplicemente dei civili o degli antifascisti - condiviso anche dalla Polonia comunista nei confronti degli ebrei assassinati ad Auschwitz - è stato ampio e duraturo. Nel 2012 la maggior parte delle cerimonie sono state celebrate internamente alle istituzioni ebraiche, anche se a Mosca c'è stata un'iniziativa a cui insieme con le comunità ebraiche hanno partecipato membri del mondo politico e gli ambasciatori di Israele e di Germania. Le modalità della giornata sono in genere assai simili e sono legate non solo al ricordo della Shoah ma anche alla preoccupazione per il permanere e il crescere dell'antisemitismo: cerimonie nei luoghi istituzionali, grande spazio sui giornali e media, iniziative nelle scuole di vario genere, dalle conferenze e dalle testimonianze dei sopravvissuti (sempre più ridotte man mano che gli anni passano) a iniziative teatrali, artistiche, proiezioni di film e documentari. Crescente è anche l'interesse per i Giusti, ossia per quei non ebrei che hanno salvato gli ebrei spesso a rischio della vita. In tutti i Paesi, forte è il rischio della fossilizzazione della memoria, della sua separazione dalla necessità di approfondire gli aspetti storici della Shoah, della sua trasformazione in un simbolo vago e riempito solo di buone intenzioni. Ma l'alternativa, che nessuno certo vuole, è quella dell'oblio, sia pur graduale, e tutti preferiscono cercare di riempire di contenuti non banali il quadro esistente piuttosto che rimetterlo in discussione, soprattutto in presenza in molta parte d'Europa di attacchi antisemiti e negazionisti alla Shoah e alla sua memoria che denigrano la giornata e mirano alla sua soppressione. (Anna Foa, L’Osservatore Romano, 27 gennaio 2013)