Leggere per ricordare testimonianze e nuovi saggi sulla Shoah

Auschwitz e la Shoah smetteranno mai di parlare alle nostre coscienze? La ferita è ancora troppo aperta nella carne viva del mondo occidentale, tra rigurgiti di antisemitismo e albe dorate di marca neonazista.

Per questo il mondo della cultura e la storiografia continuano ad occuparsene e ogni gennaio, in occasione del Giorno della Memoria, nelle librerie arrivano decine di saggi e di testimonianze sull'argomento. È difficile per la quota crescente di lettori interessati orientarsi nel mare magnum delle pubblicazioni. Ecco una guida.

Il negazionismo

In Italia e nel mondo il negazionismo della Shoah ha ricevuto nuova linfa dall’antisemitismo di marca islamista e dall’universo magmatico di Internet. Per lo storico Claudio Vercelli, che a Faurisson ed eredi dedica il saggio «Il negazionismo. Storia di una menzogna» (Laterza, pp. 224, euro 20), fino agli Settanta i negazionisti erano una presenza marginale, legata all’estrema destra radicale Ora però la loro visibilità è notevolmente aumentata ed è cresciuta la rete di coloro che sostengono le camere a gas e i forni crematori non sono mai esistiti. Un’analisi indispensabile per comprendere i rischi che corre la memoria collettiva della Shoah.

 La Shoah dei bambini

La storia della persecuzione antiebraica attuata dal fascismo tra il 1938 e il 1945 ci è ormai ben nota, ma raramente ci si è soffermati a riflettere su cosa abbiano significato quei tragici sette anni per i bambini ebrei, allontanati da scuola, testimoni impotenti della progressiva emarginazione sociale e lavorativa dei genitori, quando non della distruzione e dell'eliminazione fisica della propria famiglia. Lo ha fatto Bruno Maida in La Shoah dei bambini. La persecuzione dell'infanzia ebraica in Italia (Einaudi, pp. 346, euro 29). I primi provvedimenti razziali del regime fascista riguardarono proprio i bambini ebrei, vittime tra le vittime. Maida, utilizzando sapientemente due registri, quello narrativo e quello storiografico, ne ripercorre le vicende, attento a cogliere non solo lo sguardo che l'infanzia ebbe di fronte al turbinio dei fatti, ma la portata politica di una ferita impossibile da sanare.

Gli ultimi testimoni

Pare incredibile, ma a circa settant’anni di distanza, dall’inferno di Auschwitz continuano ad emergere testimonianze dalla "notte e nebbia" del passato, infrangendo la direttiva nazista che voleva cancellare dalla faccia della terra ogni traccia del passaggio nei lager di milioni di esseri umani.

Una vicenda mai prima di ora raccontata è quella di Sam Pivnik (L’ultimo sopravvissuto, Newton Compton, pp. 326, euro 9,90), figlio di un sarto ebreo, nato a Bedzin in Polonia, il quale il 1° settembre 1939, giorno del suo tredicesimo compleanno, quando i nazisti invadono il suo Paese, vede spazzata ogni possibilità di futuro e deportato con la famiglia ad Auschwitz, è l’unico, insieme al fratello Nathan, a sfuggire alle camere a gas.

Non si conosceva neppure la storia di Millie Werber (La sposa di Auschwitz, Newton Compton, pp. 288, euro 9,90), scritta a quattro mani con Eve Keller. Millie ha quattordici anni quando i nazisti invadono la Polonia e la sua città, Radom, viene trasformata in un ghetto, mentre la fabbrica locale diventa un campo di concentramento. Qui la ragazza conosce Heniek, ebreo costretto a collaborare con le SS. I due si scambiano le fedi e una promessa d’amore eterno. Il loro matrimonio, però, dura ben poco: Heniek viene tradito da un altro ebreo e fucilato dai nazisti. A Millie non resta che farsi forza e lottare a ogni costo per sopravvivere e per affrontare l’orrore di Auschwitz. Anni dopo, per la Werber arriverà il momento di rifarsi una vita in America accanto a un altro uomo, il secondo marito, Jack. Eppure il ricordo di Heniek – il primo, grande amore – l’accompagnerà per sempre, proprio come l’anello che lui le aveva donato nel ghetto di Radom.

 

I documenti della persecuzione

Le lettere e i diari del periodo della persecuzione sono tra gli scritti più interessanti per penetrare nel vivo del dramma degli ebrei. «Parole Trasparenti. Diari e lettere 1939-1945» (Il Mulino, pp. 352, euro 25), acura di Daniele Finzi, racconta la storia sorprendente, intensa e a tratti tenera, di due giovani sposi ebrei, Adele Foà ed Ettore Finzi, che decidono, nell’Italia del 1939, di lasciare il loro paese raggiungendo la Palestina per sfuggire alle persecuzioni razziali. Le vicende che si susseguono da quell’anno fino al 1945 vengono ricostruite attraverso un fitto epistolario.

«La lunga strada sconosciuta» (Marlin, pp. 228, euro 16) di Roberto Lughezzani ricostruisce la vicenda di una famiglia ebrea che la persecuzione nazifascista e la seconda guerra mondiale separano brutalmente, costringendo i suoi membri a vivere in tre angoli diversi d’Europa: Austria, Cecoslovacchia e Italia. Alla caccia all’uomo scatenata dai tedeschi sopravviverà solo il giovane Heinz, che resterà fino all’ultimo il custode delle memorie familiari, il depositario delle lettere straordinarie che i suoi gli avevano scritto negli ultimi anni di vita. Messaggi che si leggono con viva commozione e, contro ogni forma di negazionismo, testimoniano la ferocia con cui il nazismo infierì su milioni di esseri umani, di null’altro colpevoli che di essere ebrei. (Mario Avagliano, Il Messaggero, 25 gennaio 2013)