La Menorah di Anticoli ad Eva Fischer

Il premio “Menorah di Anticoli” 2014, che si assegna a Fiuggi nella ricorrenza della Giornata Europea della Cultura Ebraica, è stato attribuito alla pittrice Eva Fischer.

La manifestazione, promossa dalla Fondazione Giuseppe Levi Pelloni e dalla Biblioteca della Shoah di Fiuggi, è giunta al suo secondo anno di vita ed è dedicata a figure ed istituzioni del mondo ebraico internazionale. L’anno scorso l’ambito riconoscimento, una copia dell’antica Menorah di Anticoli riprodotta su pietra dal maestro Luigi Severa, è toccato alla Fondazione Keren Keyemet LeIsrael per il suo secolare impegno profuso nel campo dell’ecologia. L’opera artistica di Eva Fischer è stata presentata da Pino Pelloni e Daniel Benjamin Morello ed illustrata da Alan David Baumann.  L’artista, oggi ultra novantenne, ha inviato al pubblico di Fiuggi un suo commosso saluto videoregistrato che ha riscosso lunghissimi e calorosi applausi. Eva Fischer è nata a Daruvar (Ex Jugoslavia), nel 1920. Il padre Leopoldo, Rabbino Capo ed eccellente talmudista venne deportato dai nazisti. Sono più di trenta i familiari di Eva scomparsi nei lager. Negli anni precedenti la guerra, Eva Fischer si diplomò all’Accademia di Belle Arti di Lione e fece ritorno a Belgrado in tempo per subire i vandalici bombardamenti nazisti sulla città (1941). Ebbe così inizio un periodo travagliato fatto di fughe e costellato da privazioni e duri sacrifici che l’ha portata infine a vivere a Roma, dove entrò immediatamente a far parte del gruppo di artisti di Via Margutta coi quali contrasse indelebili amicizie. Di quel periodo sono gli incontri con Mafai e Guttuso, Tot, Campigli, Fazzini, Carlo Levi, Capogrossi, Corrado Alvaro e tanti di quella generazione di artisti che avevano maturato idee luminose entro il buio della dittatura. Intensa fu l’amicizia con De Chirico, Mirko, Sandro Penna e Franco Ferrara allora già brillante direttore d’orchestra; venne così il tempo di lunghe e notturne passeggiate romane anche con Jacopo Recupero, Cagli, Avenali, Giuseppe Berto e Alfonso Gatto nonché Maurice Druon. Fu in quel tempo che Dalì vide e s’innamorò dei mercati di Eva mentre lo stesso Ehrenburg scrisse sulle “umili e orgogliose biciclette”. Con Picasso s’incontrarono nella bella casa di Luchino Visconti. Poi vennero gli anni del vagabondare tra Parigi, Madrid e Londra. Gli anni delle mostre e della sua fama internazionale. (Elena Ciotta, com.unica, 15 settembre 2014)