In onore di Massimo Rendina

L’8 maggio la Casa della Memoria e della Storia a Roma sarà intitolata con una cerimonia ufficiale all’ex comandante partigiano Massimo Rendina, che fortemente ne aveva voluto l’istituzione.

Lo ha annunciato il presidente dell’Anpi di Roma, Ernesto Nassi, spiegando che “l’accordo è stato raggiunto grazie all’assenso del Comune e di tutte le associazioni presenti alla Casa della Memoria”. Sarà anche l’occasione per un convegno sulla figura del comandante Max.
Massimo Rendina, classe 1920, è morto l’8 febbraio scorso all’età di 95 anni. Vanno ricordati la sua partecipazione alla seconda guerra mondiale, nella Campagna di Russia; la sua storia di coraggioso comandante partigiano, che partecipò alla liberazione di Torino; la sua brillante carriera di giornalista, come direttore fra l’altro del primo Tg della Rai; il suo impegno civile nell’Anpi; il suo impegno storiografico di studioso attento della Resistenza. Rendina fu l’ideatore della Casa della Storia e della Memoria, il cui sogno si realizzò grazie all’allora sindaco Walter Veltroni.
Rendina è stato anche uno dei miei maestri di storia, assieme a Vittorio Foa e Giuliano Vassalli. Fu lui ad invitarmi ad entrare nell’Anpi di Roma, a farmi dirigere il Centro Studi della Resistenza, a spingermi a realizzare il portale web StoriaXXIsecolo.it e a propormi come vicepresidente dell’associazione. Era un uomo di straordinaria umanità, intelligenza, dolcezza, integrità morale. Amava i giovani ed era da loro amatissimo.
Nel 2007 fu proprio Massimo Rendina a volere per la prima volta alla manifestazione del 25 aprile a Roma la partecipazione dei rappresentanti della Brigata Ebraica, organizzando assieme alla Comunità Ebraica una cerimonia per ricordare il sacrificio dei cinquemila combattenti ebrei provenienti da 53 Paesi a Piazza Venezia, presso la lapide dedicata ai soldati alleati a Largo Madonna di Loreto, con la partecipazione del Rabbino capo Riccardo Di Segni. «Li ho invitati io», affermò con orgoglio Rendina, allora presidente dell’Anpi romana.
Una presenza che ricordava il pesante contributo di sangue degli ebrei per la liberazione dell’Italia, ad esempio per la conquista di Monte Ghebbio, al suono del «Shofar», il corno rituale ebraico. Li guidava il leggendario Johann Peltz. Erano sbarcati a Taranto con la stella di David color giallo-oro sul braccio e col vessillo bianco azzurro che nel 1948 sarebbe diventato la bandiera di Israele. Risalirono con le truppe alleate l’Italia, contribuendo a liberarla. Altri tempi? Speriamo di no ( Mario Avagliano, MOKED, 7 aprile 2015)