Il testimone della democrazia


Il 23 marzo 1944 alle Fosse Ardeatine i nazisti fucilarono 335 civili e militari italiani, come rappresaglia per la morte di 33 soldati del reggimento Bozen che, il giorno precedente, erano stati uccisi mentre sfilavano in via Rasella dai partigiani dei gruppi di azione patriottica romani.

Queste aride cifre, puntualmente ripetute in occasione dei frequenti anniversari, si sono trasformate nel tempo in una specie di crosta talmente spessa da rischiare di nascondere la ferita e il sangue versato.
Per riuscire a capire ciò che davvero accadde nella capitale occupata dovremmo idealmente scendere giù, in quelle buie gallerie, insieme alle vittime e ai carnefici, dove venne compiuto il massacro. I soldati sparavano a bruciapelo alla nuca dei prigionieri e poi gettavano il corpo nella cava. Alcuni non morivano subito. Altri si ribellavano. I cadaveri si accatastavano in pile confuse. Le esecuzioni avvenivano al flebile chiarore delle torce. Ragazzini e adulti aggrovigliati nel terrore. Era una bolgia infernale appena fuori dalle vecchie mura, a due passi dalle catacombe di San Callisto e Santa Domitilla. Sembrano eventi lontani, che appartengono ad altre epoche, ma il capitano Priebke, uno dei responsabili, morto a cento anni, fino a poco tempo addietro si recava a fare la spesa dalle parti di Forte Boccea.
Ricordo quando lo dissi ai miei studenti dell'istituto professionale, adolescenti irrequieti, molti dei quali abitavano a due passi da lui: restarono ammutoliti, come se la seconda guerra mondiale, che poco prima mi ero affannato a spiegare alla lavagna cercando di richiamare la loro attenzione, fosse diventata attuale.
Quando il nuovo presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, appena eletto, si è recato sul luogo dell'eccidio, molti di noi hanno sentito i brividi scorrere sulla pelle. Finalmente un gesto pubblico in cui identificarsi e dal quale ripartire per non lasciare nelle bacheche impolverate delle commemorazioni ufficiali il sacrificio degli eroi morti in nome della democrazia di cui noi oggi disponiamo.
L'errore più grande che potremmo commettere sarebbe quello di considerare quanto accaduto 71 anni fa un evento che riguarda soltanto il passato. Al contrario, i valori capaci di squarciare il buio delle Fosse Ardeatine sono quelli costantemente oltraggiati dalle vicende di corruzione che coinvolgono tutto il Paese e troppo spesso si concentrano proprio nella nostra città. Il testimone trasmesso dai poveri martiri dovremmo raccoglierlo oggi contro chi imbratta la carta costituzionale per cui essi sono caduti. (Eraldo Affinati, IL MESSAGGERO, 23 marzo 2015)