Ecco l’altro Singer il re dello Yiddish”

“Cercavo per lui incantesimi quando scriveva di Yoshe Kalb il bigamo che mise in subbuglio i villaggi della Galizia”.

Un giorno mio fratello cominciò a parlarmi di Yoshe Kalb. Quella di Yoshe Kalb è una storia vera; in Galizia era esistito un tale soprannominato così, e ciò che narra questo libro è realmente ciò che gli accadde. Per diversi anni il mondo hassidico fu in subbuglio per causa sua. Molte volte avevo udito mio padre raccontare la sua storia. Yoshe Kalb era vissuto in quella parte della Polonia che era sotto la dominazione austriaca, una regione ben nota a mio fratello. Da un giorno all’altro, smise di pensare alla grammatica tedesca e alle difficoltà dell’ortografia francese. Benché conoscesse la vita hassidica nei minimi particolari, non si stancava mai di raccogliere informazioni d’ogni genere sulle usanze e sui fatti. In questo egli assomigliava a tutti i grandi scrittori realisti, che pensano di non saperne mai abbastanza. Compresi allora quali effetti può avere su uno scrittore la scoperta di un tema a lui congeniale. Mio fratello parve rinascere, non soltanto spiritualmente, ma anche fisicamente. Cominciò ad avere un aspetto migliore, i suoi occhi azzurri erano accesi di nuovo interesse e di grande speranza. Non passò molto, e lo trovai seduto alla scrivania, intento a scrivere su quella particolare carta che usava per i suoi libri, e che nostro padre aveva adoperato per i suoi commentari religiosi: quaderni da componimento a riga unica. Durante il periodo in cui si dedicava alla stesura di Yoshe Kalb, spesso mi leggeva il frutto del suo lavoro, cosa che non aveva mai fatto prima. Ogni tanto, cercava testi di incantesimi o formule magiche, e io glieli scovavo in vecchi libri. In realtà, non aveva alcun bisogno d’aiuto. Il tema di Yoshe Kalb apriva in lui nuove fonti creative. Invece di descrivere un giovane scettico che non sa che cosa fare di se stesso e passa le giornate a fantasticare, egli rappresentava un uomo di intensa fede, di grandi passioni e di profonde tradizioni. La complicata psicologia di Yoshe Kalb, il mistero dei suoi desideri conferivano una rara tensione a questo lavoro. Mio fratello era un narratore nato, e non esagero se dico che trovò se stesso proprio in quest’opera, nella quale la trama è così importante.  

 Quando mandò il manoscritto di Yoshe Kalb a Abraham Cahan, non era affatto sicuro che sarebbe stato pubblicato. Il Forward era un giornale mondano, rispetto agli standard ortodossi, e la vita hassidica in Galizia, per Cahan e per molti dei suoi lettori, poteva già apparire abbastanza remota. Chi conosceva Cahan sapeva che o si sarebbe entusiasmato al manoscritto, o l’avrebbe respinto con indignazione e con ira. Io sentivo che lo avrebbe accettato.  

 Ciò che accadde superò ogni aspettativa. Non soltanto Cahan si entusiasmò, ma arrivò addirittura a un parossismo di ammirazione. Mio fratello cominciò a ricevere lunghi cablogrammi e lettere infervorate. Mai nella storia del Forward un romanzo era stato oggetto di più alte lodi. Non passava giorno senza un articolo o una lunga nota di Cahan sull’opera, sia prima sia durante la pubblicazione a puntate. Cahan era un grandissimo propagandista. Il suo amore per la letteratura che apprezzava aveva sfumature quasi erotiche. S’innamorava delle opere dei suoi scrittori preferiti, e sapeva come infiammare i suoi lettori. Durante la pubblicazione, sul « Forward » apparvero decine e decine di lettere piene di elogi. I più entusiasti erano i galiziani. 

 Fino allora il Forward era stato dominato dai cosiddetti «lituani », e i galiziani erano soprannominati «i castigati». Lo stesso Cahan era un lituano di Vilna. Finalmente gli abbonati galiziani potevano leggere un romanzo che descriveva i loro villaggi, i loro rabbini, i loro mercanti. La fortuna di Yoshe Kalb fu così grande che Maurice Schwartz, il re dello Yiddish Art Theater, avviò subito le trattative per la riduzione teatrale. Mio fratello fu invitato in America, dove fu accolto dall’intera redazione del Forward, e dai circoli teatrali yiddish. Quello straordinario successo, che fu anche un successo personale per Cahan e per il Forward, fu attaccato dagli stalinisti con accanimento. Sembrava che il giornale e i suoi redattori fossero diventati l’unico grande ostacolo all’avvento della rivoluzione. 

 Yoshe Kalb fu il più importante successo del teatro yiddish, con la sola eccezione, forse, del Dybbuk. Quando aveva inviato la lettera in cui dichiarava di rinunciare a scrivere in yiddish, mio fratello era conosciuto soltanto negli ambienti yiddish. Ma quando tornò allo yiddish con Yoshe Kalb, divenne famoso in tutto il mondo. 

 Liveright, che pubblicò Yoshe Kalb in inglese, pensò che il titolo non avrebbe attirato il lettore americano. E pertanto lo cambiò in Il peccatore, un titolo insipido che tolse al libro molte possibilità di successo, poiché migliaia di lettori lo conoscevano soltanto come Yoshe Kalb. Poi Liveright cessò le pubblicazioni, e quasi l’intera edizione scomparve dalla circolazione. Nemmeno la versione inglese della pièce ebbe successo, forse perché era ancora possibile vederlo in yiddish. A quell’epoca io non stavo in America, ma la mia impressione è che Broadway cercò di trasformare Yoshe Kalb in un vaudeville, con ragazze che ballavano e cantavano, anche se l’eccellente Daniel Frohman, che aveva portato il lavoro sulla scena, fece di tutto per conservare il suo carattere originale. 

Comunque, furono insuccessi temporanei. Mio fratello continuò a scrivere con grande ispirazione. Dopo Yoshe Kalb venne I fratelli Ashkenazi, che fu accolto con molto favore in America, in Inghilterra e in diversi altri paesi. Soltanto in America il libro ebbe non meno di undici edizioni in volume. In seguito, mio fratello pubblicò Khaver Nakhmen [Compagno Nakhman] e The River Breaks Up. Nel Talmud è detto: « Un errore si deve sempre correggere». Per i lettori di I.J. Singer, e per me personalmente, è motivo di viva soddisfazione che Harper abbia deciso di iniziare la ristampa delle opere di I.J. Singer con Yoshe Kalb, un libro che rievoca una grande epoca letteraria e descrive un mondo ormai scomparso. Secondo la mia modesta opinione, I.J. Singer è uno scrittore che pochi, nella narrativa contemporanea, possono eguagliare, e la sua forza nel costruire un romanzo è ancora fonte di godimento e d’insegnamento per gli appassionati di letteratura. (Isaac Bashevis Singer, TUTTOLIBRI-LA STAMPA, 31 marzo 2014)