Chi tradì Anne Frank

Nuovi spunti per un giallo mai risolto.

La questione di chi abbia tradito Anne Frank, di chi abbia mandato la Gestapo ad arrestare gli otto ebrei nascosti dietro lo scaffale della casa di Prinsengracht 263 ad Amsterdam quel 4 agosto 1944, continua ad appassionare il pubblico e i media. Di questi giorni la notizia di un libro appena apparso in Olanda che accusa della delazione Nelly Voskujil, la sorella di Elisabeth, Bep nel Diario, uno dei quattro “angeli” soccorritori di Anne, due uomini e due donne che aiutarono gli otto ebrei nei due anni in cui restarono nascosti. L’interesse del libro sta anche nel fatto che a scriverlo è stato, assieme al giornalista Jeroen de Bruyn, il figlio di Bep, Joop Van Wijk, il nipote quindi della presunta delatrice. Basta con i silenzi, vi dice, la spia fu mia zia. Il libro non porta prove certe di questa tesi, ma si riferisce a corrispondenze scomparse e a conoscenze di famiglia. Sembra che Nelly Voskujil, che era stata un’impiegata di Otto Frank, fosse divenuta dopo l’occupazione collaboratrice della Gestapo e che fosse a conoscenza dell’aiuto che sua sorella prestava ai Frank. L’Olanda fu il paese occidentale più colpito dalla persecuzione nazista degli ebrei. Quando le armate naziste l’occuparono, nel 1940, gli ebrei che vi vivevano erano 140 mila. Ben 107 mila di essi furono deportati, e solo 5 mila fecero ritorno. Numeri ben più alti di quelli della Francia e dello stesso Belgio, che pure ha pagato un tributo pesantissimo, che si avvicinano a quelli della Polonia, dove gli ebrei furono quasi tutti sterminati. Ventimila di questi ebrei olandesi erano profughi dalla Germania, avevano cioè lasciato il territorio tedesco dopo il 1933, all’avvento di Hitler al potere. Fra loro, appunto, i Frank. Prima che la Germania ne calpestasse la neutralità e la occupasse per cinque anni, l’Olanda sembrava un sicuro rifugio per gli ebrei, che vi vivevano integrati e accettati. Che cosa successe durante l’occupazione da rendere tanto alto il numero delle vittime ebree, e quale fu l’atteggiamento degli olandesi di fronte ai nazisti occupanti e alla deportazione dei loro ebrei? Perché, e la storia dell’occupazione nazista in Europa ce lo dimostra, l’atteggiamento dei non ebrei verso la persecuzione antisemita, l’esistenza di una resistenza, armata o meno, al nazismo, sono stati fattori determinanti della riuscita o meno del progetto nazista di deportazione.
A partire dall’occupazione, gli ebrei olandesi furono sottoposti a un numero crescente di proibizioni e vessazioni. Nel settembre 1941, tutti gli ebrei presenti in Olanda furono schedati e un contrassegno fu apposto sulle loro carte di identità. Come per la schedatura degli ebrei italiani realizzata dal fascismo nel 1938, così questa schedatura fu uno strumento primario per l’individuazione e la deportazione degli ebrei. Nel maggio 1942 venne loro imposto l’obbligo di portare la stella gialla. Nel luglio, iniziarono le deportazioni. Nel 1943, gli ebrei ancora presenti in Olanda erano trentamila, quelli che erano riusciti a nascondersi con l’aiuto dei non ebrei. Un terzo di essi finiranno in deportazione grazie all’opera dei delatori, che per ogni ebreo catturato ricevevano una taglia ingente. Fu nel luglio del 1942, dopo che la sorella di Anna, Margot, aveva ricevuto la convocazione per la deportazione, che i Frank decisero di nascondersi. Della deportazione non si sapeva certo tutto, ma i Frank erano profughi tedeschi e non si fidavano delle menzogne dei nazisti. È una storia ben nota, e l’alloggio segreto dove si rifugiarono, la cui porta interna agli uffici già diretti da Otto Frank era coperta da uno scaffale rotante, è ora sede di un museo visitato da un gran numero di persone da tutto il mondo. Se qualcuno non avesse avvisato la Gestapo della loro presenza, se una spia non li avesse denunciati, è assai probabile che avrebbero potuto sopravvivere ancora quei dieci mesi che mancavano per giungere alla liberazione, nel maggio 1945, o almeno quei pochi mesi, da agosto a novembre, prima che gli invii in deportazione fossero fermati. (Anna Foa, L’OSSERVATORE ROMANO, 14 aprile 2015)