Arturo Paoli, uno scritto giovanile racconta il salvataggio degli ebrei

Nel settembre 1943 gli oblati di Lucca vennero a conoscere il signor Giorgio Nissim di Pisa, delegato della Delasem (Delegazione per l’assistenza degli emigranti ebrei), il quale li pregò di aiutarlo nella sua attività a favore dei correligionari perseguitati dalle leggi razziali.

Con la benedizione e l’incoraggiamento di monsignor arcivescovo, che mise a disposizione anche dei mezzi pecuniari, subito gli Oblati iniziarono la loro opera di assistenza. Un primo gruppo di 18 persone furono portate da Livorno, delle quali 5 furono ricoverate presso l’Istituto dei Poveri Vecchi (Monte San Quirico) e 13 furono avviate a Formentale, in una casa che l’animo caritatevole dei padri Certosini aveva messo a disposizione, dopo che tutte furono ristorate presso le suore di santa Dorotea e le suore Barbantini. Un secondo gruppo di 30 persone, composto in più parte di donne anziane e ammalate o deboli, furono ricoverate presso le suore di Santa Zita, presso le quali furono poi collocate anche altre donne.

Molte altre famiglie furono sistemate in case private, sia in città come in campagna, approfittando in molti casi dell’ospitalità dei parroci, che occultavano nelle proprie canoniche questi perseguitati fino a che non fosse stato trovato un rifugio maggiormente sicuro. Il contatto e il collegamento dei parroci con gli Oblati, per questa opera di ospitalità e di assistenza, passò sopra ogni pericolo e ogni difficoltà, mostrando praticamente la grandezza della carità cristiana. La casa degli Oblati restò sempre per tutti gli israeliti di passaggio a Lucca come punto di ritrovo, di conforto e di smistamento. Da un calcolo sommario degli israeliti che sono passati per Lucca, il loro numero non deve essere inferiore agli 800.

Permanentemente trovarono asilo nella casa degli Oblati tre giovani israeliti, che altrove non potevano trovare posto perché più compromettenti. Rimase anche nella casa il signor Nissim, che fu sempre in stretto collegamento con gli Oblati sia quando si recava a Genova, Firenze, Pisa, Livorno o altre minori località, per prendervi le persone che maggiormente si trovavano in pericolo, come per la distribuzione dei fondi che aveva prelevato a Genova, coi quali nella città e provincia gli Oblati e il signor Nissim davano sussidi a tutti gli israeliti bisognosi. Ma non solo un sussidio mensile o altra assistenza in denaro veniva dato agli israeliti, ma pure venivano riforniti di indumenti e di generi alimentari, come di carte annonarie quando era possibile esserne riforniti e di tessere di riconoscimento sotto altro nome. Era infatti nella casa degli Oblati che il detto signor Nissim aveva impiantato un ufficio per la preparazione dei documenti necessari all’occultamento, con tutta l’attrezzatura di timbri e stampati procurati clandestinamente ed era un sacerdote degli Oblati che lo aiutava nel delicato lavoro.


Degli israeliti occultati dagli Oblati nessuno è stato catturato dai tedeschi, nonostante che qualcuno abbia corso serio pericolo nei rastrellamenti degli ultimi giorni di dominazione, sia in città come nella campagna. Fatti degni di particolare menzione sono: 1) L’assistenza prestata a una giovane signora estera, che vicina a essere madre fu ricoverata presso le suore Barbantini, le quali poco tempo innanzi avevano corso serio pericolo in una minuziosa perquisizione fatta loro nei locali della clinica. Quella signora poté dare alla luce una bambina e non fu denunciata all’ufficio anagrafe; 2) l’assistenza a una signora scesa con il figlio dai monti di Cuneo, dove si era rifugiata fuggendo dalla Francia, e che arrivò gravemente ferita a una spalla e a un braccio per uno scontro tra partigiani e soldati tedeschi, e fu necessario sottoporla per due volte ad atto chirurgico.


Anche le suore Mantellate e Passioniste, con l’obbedienza di monsignor arcivescovo accolsero israeliti nei loro monasteri e furono generose di assistenza morale e materiale. Né può essere dimenticata l’assistenza prestata dai medici Enea Melosi, Frediano Francesconi, professor Tronci ostetrico, in ogni caso ad essi presentato, come non può essere dimenticata l’assistenza prestata dalla baronessa Elza di Sardagna agli israeliti, la quale si tenne in contatto con gli Oblati fino a che non fu uccisa dalle Ss tedesche.

Dal mese di gennaio 1944 si raccoglieva periodicamente a Lucca nella casa degli Oblati del Volto Santo il Comitato di liberazione nazionale, che teneva le sue adunanze nei locali della casa. Questo è avvenuto fino a pochi giorni avanti la liberazione della città, perché a causa di lettere anonime intercettate alludenti a tali adunanze e facenti i nomi delle persone più in vista che vi prendevano parte, fu conveniente interrompere le adunanze stesse anche perché i membri del Comitato, essendo ricercati, si erano messi in salvo in luoghi sicuri, mentre l’opera dei sacerdoti Oblati veniva in dette lettere classificata come contraria alla repubblica fascista e all’esercito tedesco. Ma la casa degli Oblati restò ancora come luogo di ritrovo ai membri del Comitato e come punto di arrivo e di partenza per le notizie interessanti la liberazione della città. Trovarono inoltre asilo nella nostra casa 22 giovani, in maggior parte membri di bande di patrioti, scesi in città dietro ordini del Comitato, per prepararsi all’azione, qualora ce ne fosse stato bisogno, nella liberazione della città. (Arturo Paoli, AVVENIRE, 25 aprile 2015