Amsterdam Noord, arte e cinema là dov'era il ghetto

Guarda la Centraal Station da dietro, scrutandola dall’altra sponda del fiume, lingua d’acqua che divide due parti della città, vicine e lontane allo stesso tempo, espressioni della storia antica e di quella contemporanea.

La Amsterdam da cartolina è sull’altra sponda, la stazione centrale la guarda in volto, posando lo sguardo sulla preziosa facciata che accoglie i turisti, impatto iniziale con l’irresistibile fascino della Venezia del nord, quello delle antiche case, alte e strette, dei canali concentrici, taluni chiassosi e brulicanti, tal altri silenziosi e magici, degli scorci fiabeschi, delle piazze affollate. L’altro volto di Amsterdam è, invece, scevro dalle suggestioni del passato, si affida a quelle del presente, proiettandosi verso il futuro. Ha fatto un lifting, ha cancellato rughe e rimarginato profonde ferite, che in tempi niente affatto lontani segnavano vie, facce, vite. Dall’altra parte del fiume, lungo la sponda settentrionale, come tradisce il nome: Amsterdam Noord. Un tempo impraticabile ghetto, ora quartiere alla moda. Era disadorno rifugio di reietti, è il luogo più cool della città. Non è passato poi così tanto tempo da quando la sua reputazione sociale era prossima allo zero assoluto, spinta in basso dalla pessima considerazione che ne avevano gli abitanti dell’altra parte di Amsterdam, fino a paragonarlo a un carcere a cielo aperto, popolato da gang giovanili, disadattati e disperati di ogni genere. Inospitale, in un aggettivo. Prima che il processo di gentrification ne modificasse i connotati, umani e architettonici. Una trasformazione graduale, costante, capillare. Che ha preso un ghetto e ne ha fatto un modello. L’impatto è immediato, sorprendente. Dal piccolo traghetto che ci conduce dal retro della stazione centrale alla zona nord della città (il breve tragitto, meno diretto e affascinante, può essere coperto anche in auto o in bicicletta, il mezzo di trasporto preferito dagli abitanti, anche sulla sponda settentrionale del fiume) lo sguardo incrocia un mondo che è altro rispetto a quel che di Amsterdam trasmettono le guide turistiche. L’imponente sagoma del Kraanspoor, metà cemento e metà vetro, è come un simbolo, che accoglie il visitatore e illustra il cambiamento: vecchio dock dismesso e (soprattutto) malmesso, ora messo a nuovo, che dietro le sue vetrate ospita uffici dove la parola d’ordine è creatività. Del resto, Amsterdam Noord è così: ha dimenticato il vecchio e scoperto il nuovo, come una calamita attrae giovani, professionisti, artisti, che qui vivono (impressionante il boom immobiliare: abitazioni create con pochi soldi e ora schizzate in alto alla borsa dei prezzi, soprattutto case a misura d’uomo, con tanto di giardino e comodità, impossibili da trovare dall’altra parte della città), lavorano, socializzano, godendo di un fervore culturale che si augurano non debba mai trasformarsi in moda effimera tale da distruggerne lo spirito innovativo. L’estate, il periodo migliore per viverne i fermenti. NDSM, un altro luogo d’impatto: un vecchio hangar per imbarcazioni, ventimila metri quadrati, un tempo vacanti e derelitti, ora divenuto un autentico must per artisti e creativi d’ogni genere (non un caso che da anni Mtv Network vi abbia stabilito la sue sede), che nella bella stagione ne affollano le sale e gli spazi esterni, palcoscenici per festival musicali quali Robodock, IJazz e Over’t IJ.

E poi, a proposito di cultura, la ciliegina sulla torta: il nuovo Eye Film Institute (il museo del cinema), che come a suggellare lo status di Amsterdam Noord qui vi ha trasferito, poco più di un anno fa, la sua sede spostandola da quella precedente, sul limitare di Vondelpark, lungo l’estremità opposta della città. Un simbolo, anche questo. Non certo l’unico (nelle immediate vicinanze sorgono il Nemo progettato da Renzo Piano, museo della scienza e della tecnologia, e il Muziekgebouw, sala per concerti di musica classica), forse il più importante, imperdibile polo d’attrazione per un pezzo di città che ha trasformato Amsterdam o quanto meno le ha regalato un altro volto. Prima non c’era un cinema che fosse uno in zona, adesso c’è un museo dedicato alla settima arte. È nel bel mezzo di Overhoeks, zona residenziale, un quartiere nel quartiere, sorto dove prima aveva la sua sede l’azienda petrolifera Shell. Ennesimo esempio di riconversione, la base su cui poggia Amsterdam Noord. L’Eye Film Institute ne è il fiore all’occhiello, catalizzatore di turisti che vi approdano con una breve corsa in traghetto (rigorosamente gratuita) dalla stazione centrale. Un museo di spazi ampi, supertecnologico, con 4 sale di proiezione, una struttura architettonicamente apprezzabile, che accoglie il visitatore negli spazi luminosi della cosiddetta Arena. Se Amsterdam Noord è pensato dai residenti per i residenti, il museo del cinema è il magnete che attrae i visitatori, dalla mattina fin nel cuore della notte. Simbolo, uno dei tanti, dell’altra Amsterdam, quella che esce dalle cartoline ed entra nel futuro. (Ivo Romano, AVVENIRE, 5 agosto 2013)